Lavoro: cresce la disoccupazione, basta con le politiche di rigore

Lavoro_Giovani_CodaR400I dati Istat confermano un trend negativo per l’occupazione. Il prolungarsi della crisi impone al prossimo governo un cambio di passo: basta con le politiche di solo rigore, occorre puntare alla crescita e all’equità sociale. La riforma del mercato del lavoro va corretta: occorre ridurre il numero dei contratti precari e puntare al contratto di apprendistato per il primo impiego dei giovani. Dobbiamo, inoltre, proseguire sulla strada già intrapresa al tempo del governo Prodi, quella di far costare meno il lavoro stabile attraverso incentivi all’impresa ed una diminuzione strutturale del costo del lavoro. Infine, per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali dobbiamo adeguarli alla attuale situazione di recessione dell’economia e di aumento della disoccupazione. Le protezioni sociali debbono durare più a lungo e la cassa integrazione in deroga va rifinanziata. In questa ottica, occorre che il nuovo governo preveda un piano straordinario di occupazione per i giovani.

Crisi: dati Eurispes preoccupanti, anche welfare familiare non regge più

crisiL’impoverimento degli italiani, come denunciato dal rapporto Eurispes, mette in luce che nel 2013 molti nodi sociali verranno al pettine. Una parte importante delle famiglie italiane è costretta a chiedere prestiti o ad intaccare i risparmi per arrivare alla fine del mese e per far fronte alle necessità impellenti. Il protrarsi della crisi mette in discussione un modello che si era basato sulle risorse risparmiate dalle precedenti generazioni. Gli esempi dei nonni e dei padri che finanziano con una parte delle loro pensioni figli in cassa integrazione e nipoti con lavori precari è sotto gli occhi di tutti. adesso anche questa rete di welfare familiare non regge più. Per questo occorre imprimere una svolta alla situazione scommettendo sulla crescita del paese. Per raggiungere questo obiettivo una leva fondamentale è costituita dall’innalzamento del potere d’acquisto delle famiglie che si ottiene attraverso un incremento di retribuzioni e pensioni che copra l’inflazione e distribuisca risorse aggiuntive che derivano dalla crescita della produttività.

Crisi: bene Squinzi su patto sociale, serve dialogo con sindacati

squinziLe affermazioni di oggi del leader di Confindustria Giorgio Squinzi sono importanti perché indicano una strada per far uscire il Paese dalla crisi. C’e’ un punto, in particolare, che ci trova profondamente d’accordo: quello di assumere il tema della crescita come essenziale. Senza una risposta a questo interrogativo non esiste soluzione ai problemi occupazionali. 
E’ positivo, inoltre, che il presidente di Confindustria sottolinei che esiste un importante punto di contatto con le recente analisi della Cgil: il rapporto che intercorre tra rigore e crescita. Se l’obiettivo di Squinzi e’ quello di riportare al centro dell’agenda politica l’industria e il lavoro e di farlo attraverso un dialogo costante con tutti i sindacati, noi siamo d’accordo.
Esistono, se si va in questa direzione, le condizioni per un patto sociale che faccia del compromesso tra le ragioni del lavoro e dell’impresa l’elemento cardine per una politica di sviluppo che batta le ragioni del rigore a senso unico.

Crisi: peggiora la vita degli italiani, le responsabilità del centrodestra

istatQuello che colpisce dei dati dell`Istat è il peggioramento della qualità della vita degli italiani. Aumenta la povertà che coinvolge oltre l`11% delle famiglie e aumenta il lavoro nero che rappresenta il 12% del totale. Sbaglieremmo a pensare che questi dati siano il frutto di una situazione recente. Questo non è assolutamente vero, nonostante le dichiarazioni di Berlusconi che attribuisce al suo governo addirittura l`aumento dell`occupazione. In realtà l`Istat ci dice che la disoccupazione giovanile è aumentata anno dopo anno dal 2008, raggiungendo la quota del 30% nel 2011 per poi compiere un ulteriore balzo lo scorso anno. I cattivi risultati arrivano dunque da lontano e portano in primo luogo la responsabilità del centro destra: occorre cambiare rotta, collegando alla politica del rigore una scelta a sostegno dello sviluppo e dell`equità sociale.

Crisi: servono politiche che diano vigore a consumi

crisi_finanziaria1Secondo Confesercenti il 41% degli italiani non arriva a fine del mese. Se questo sondaggio dovesse trovare riscontro nella realtà si tratterebbe di un dato altamente drammatico. Se non si dà una scossa positiva all`economia e lavoro avremo di fronte a noi un lungo periodo di recessione. Questo conferma la necessità di un cambio di rotta nelle politiche che riguardano il nostro Paese e l`Europa. Ormai, anche gli alfieri del liberismo, hanno riconosciuto di aver favorito politiche che hanno portato a eccessi di austerità e quindi prodotto danni. Convinciamoci, dunque, che, accanto al rigore sui conti, per uscire da questa situazione occorre far riprendere vigore ai consumi. La politica s`impegni a migliorare il potere d`acquisto di pensioni e retribuzioni. Si pongano le base per il superamento del tetto all`indicizzazione delle pensioni, si favorisca il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro e si utilizzino le risorse stanziate per gli accordi aziendali di produttività.

Crisi: per uscirne rafforzare potere acquisto famiglie

crisiNonostante la recessione economica ed il calo dei consumi, l’inflazione non accenna a fermare la sua corsa. E’ in aumento l’indice generale, salito al 3%, ma ancor più  grave è quello del cosiddetto ‘carrello della spesa’, che ha registrato un aumento del 4,3% su base annua. Si tratta di prodotti popolari, di largo consumo e prevalentemente alimentari che interessano le famiglie più disagiate.

Se vogliamo ridare una spinta all’economia attraverso la ripresa dei consumi e ridare senso al tema dell’equità  sociale, occorre pensare in modo prioritario al rafforzamento potere d’acquisto delle famiglie. Per questo motivo insistiamo sulla necessita’ che con il prossimo governo si provveda, già a partire da quest’anno, al ripristino della indicizzazione delle pensioni oltre la soglia di tre volte il minimo.

In caso contrario, avremo un ulteriore perdita di potere d’acquisto dei redditi medio bassi, già pesantemente colpiti dalla crisi. Ridare valore agli assegni pensionistici, attraverso la concertazione con i sindacati dei pensionati e favorire il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro e degli accordi aziendali di produttività, è una strada obbligata  per uscire positivamente dalla recessione dell’economia.

Crisi: da Inps dati allarmanti, abbandonare politiche rigoriste per scongiurare recessione

inpsCome avevamo previsto, il consuntivo 2012 delle ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps si attesta sul miliardo e cento milioni di ore. Una cifra analoga a quella raggiunta nel 2010, quando il culmine della crisi ci ha portato ad un miliardo e duecento milioni di ore. Sono numeri allarmanti che corrispondono ad oltre cinquecento mila lavoratori a zero ore per un anno intero e dimostrano il permanere di una crisi economica che produrrà nel 2013 enormi problemi di carattere sociale. Per questo, si renderà necessario indirizzare le politiche del prossimo esecutivo, come indica l’agenda Bersani, verso un deciso sostegno alla crescita e allo stato sociale. I punti essenziali di un programma riformista debbono essere: politica industriale, ammortizzatori sociali adeguati alla crisi, soluzione del problema dei lavoratori rimasti senza reddito a seguito della riforma previdenziale del ministro Fornero, adeguamento delle pensioni all’andamento del costo della vita ed incentivi per l’occupazione dei giovani e contro la precarietà. Senza questi contenuti la sola politica del rigore ci consegnerebbe inevitabilmente alla recessione dell’economia e all’aumento della disoccupazione e delle ingiustizie sociali.

Lavoro: dare ascolto ad allarme CGIL su precari e cig

Lavoro_Giovani_CodaR400L’allarme della Cgil sui precari va ascoltato. Il rischio di interruzione del lavoro alle prossime scadenze dei contratti temporanei è reale. Si tratta di mezzo milione di persone in difficoltà. A questo si aggiunge il problema che, al prolungamento della crisi, corrisponde la crescita della cassa integrazione che arriverà ad un miliardo e cento milioni di ore autorizzate alla fine del 2012. Il nuovo Governo dovrà avere come punti fondamentali della sua azione la correzione delle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro per evitare una crescita della disoccupazione.

Istat: dati confermano grave eredità lasciata da Berlusconi

berlusconiI dati Istat certificano l’esistenza di una grave crisi occupazionale già nel corso del 2011. Risulta chiaro, in questo modo, che l’eredità lasciata dal governo Berlusconi è stata pesante anche sul terreno sociale. Balza agli occhi come in quell’anno oltre un milione di disoccupati avesse una età inferiore ai 35 anni e come nel Mezzogiorno poco più di 6 donne ogni dieci in età lavorativa non partecipasse al mercato del lavoro. Anche per quanto riguarda la durata della disoccupazione si registra il fatto che nel 2011 quella di lunga durata sia arrivata al 51,3%. Questi dati dell’annuario Istat testimoniano l’esistenza di una Italia malata, incapace di dare risposte al tema fondamentale del lavoro, soprattutto per quella parte debole rappresentata da giovani, donne e Mezzogiorno. Il Pd continuerà la sua battaglia per una politica di sviluppo e di difesa dalla disoccupazione, consapevole che il 2013 continuerà ad essere un anno molto difficile con gravi rischi di una crescente tensione sociale.

Ddl stabilità: bene aumento risorse cassa integrazione

cassa-integrazioneIn questo momento, nel quale la crisi non si attenua, è fondamentale avere adeguate risorse per gli ammortizzatori sociali. Il consuntivo delle ore di cassa integrazione autorizzate (ordinaria, straordinaria ed in deroga) sarà per il 2012 di circa un miliardo e cento milioni di ore. È presumibile che un analogo trend si verificherà per il prossimo anno, nel quale verranno a conclusione molti processi di ristrutturazione e di mobilità. È importante, quindi, il passo avanti compiuto dal Senato con gli emendamenti che aumentano le risorse a disposizione per la cassa integrazione in deroga, anche perché cresce il numero delle piccole aziende dell’industria del commercio e dei servizi colpite da fenomeni di crisi e di chiusura. Il Pd si è battuto con forza per raggiungere questo obiettivo.