Fiat: spero Monti a Melfi non sia l’inizio di una campagna elettorale

monti-2Ci auguriamo che la presenza di Monti a Melfi segnali l’interesse per un investimento produttivo e non sia l’inizio di una campagna elettorale. Inoltre, il premier sa che negli stabilimenti della Fiat esiste un problema di rappresentanza sindacale unitaria, che si può risolvere riformando l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. 

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6 Risposte

  1. Spera..spera….

  2. C’era una volta… il sogno jugoslavo

    C’era una volta la Jugoslavia. A Kragujevac, uno dei suoi principali centri economici, sorgeva un’azienda pubblica che dava lavoro -indotto compreso- a una larghissima fetta di popolazione. Il suo nome era Zastava, produceva automobili e costituiva uno dei fiori all’occhiello della Repubblica Federale. Da esibire con orgoglio quale testimonianza che un sistema di sviluppo alternativo al liberismo, ancora sul finire del XX secolo, potesse esistere e prosperare.

    Un giorno, tuttavia, iniziò a piovere dal cielo un fuoco distruttore.Correva l’anno 1999, gli aerei della Nato sganciarono una quantità tale di bombe da radere al suolo la Zastava, ponendo così la pietra tombale su di un’epoca destinata ad ingiallirsi sui libri di storia. Dalle ceneri di quella redditizia industria jugoslava nacque una nuova fabbrica, non più fiore all’occhiello nazionale bensì una delle tante sedi disseminate ad ogni latitudine di una multinazionale dell’automobile: la Fiat. L’ingresso della famiglia Agnelli nel cuore dei Balcani fu graduale; dapprima venne siglato un accordo con chi gestiva quel poco che rimaneva della Zastava devastata dai bombardamenti, in un secondo momento, a seguito di un accordo di joint-venture siglato tra Stato serbo e Fiat nel 2008, l’azienda torinese si appropriò di tutti gli stabilimenti di Kragujevac. La promessa di un investimento di 700 milioni di euro, più altri 200 statali tramite agevolazioni fiscali, sembrò sancire l’inizio di un nuovo periodo felice per la città serba.

    A quattro anni da quegli accordi e a tredici dai bombardamenti Nato, la realtà appare però ben lungi da certe euforie. Le speranze che l’avvento della democrazia e l’impulso capitalista producessero più ricchezza e migliorassero la qualità della vita sono state presto disattese. Oggi, negli stabilimenti di Kragujevac, dove si produce la nuova 500L destinata al mercato nordamericano, il lavoro degli operai rappresenta un nodo gordiano che Marchionne e soci non possono sottovalutare. Le nostalgie della vecchia Zastava, della Jugoslavia socialista sono un sentimento che aleggia con sempre maggior vigore.

    Le cronache che giungono da Belgrado parlano di una mobilitazione sindacale degli operai Fiat serbi che da settimane sta esercitando pressioni ai vertici del Lingotto. Le richieste sono un aumento dei salari e il miglioramento di condizioni di lavoro definite “massacranti”. Secondo gli accordi, gli operai di Kragujevac devono lavorare su due turni di 10 ore al giorno per quattro giorni settimanali, anziché per 8 ore quotidiane su 5 giorni. Le 10 ore, tuttavia, si trasformano quasi quotidianamente in 12, a causa degli straordinari imposti dal processo produttivo. Spesso, analoghe esigenze costringono gli operai a recarsi in fabbrica anche il quinto giorno. Ecco come la vita di un essere umano impiegato in una catena di montaggio diventa insostenibile.

    Se a questo si aggiungono delle retribuzioni indigenti, il “massacro” rischia di tramutarsi in un vero e proprio inferno. Le paghe degli operai Fiat serbi oscillavano, sino alla settimana scorsa, tra l’equivalente di 200 e 300 euro. Poi, un’intesa tra i vertici del Lingotto e i sindacati ha prodotto un aumento salariale del 13% (appena una ventina d’euro in più). I salari degli operai serbi restano dunque molto bassi, inferiori di cinque volte rispetto a quelli dei loro colleghi italiani e di tre volte rispetto a quelli dei polacchi. Con la differenza che, al di fuori della fabbrica serba, di lavoro ce n’è ancora meno di quanto se ne trova in Italia e in Polonia. Forte di questa consapevolezza di miseria generale, che brandisce come un ricatto, la Fiat non intende cedere anche sui turni di lavoro.

    Il nodo gordiano del lavoro rischia di intricarsi maggiormente. Oltre al conflitto coi sindacati, Marchionne deve inoltre far fronte a un altro problema. Il governo di Belgrado, per via della grave crisi economica che affligge il Paese, non è in grado di onorare l’accordo con Fiat che prevede l’elargizione di 90 milioni. Così si è giunti a un compromesso accettato faticosamente da Marchionne: 50 milioni subito e il resto nel 2013. L’idillio tra Fiat e Serbia rischia di dissolversi.

    Questa vicenda rivela, nel suo complesso, i frutti amari della delocalizzazione industriale. Un sistema tipico del mercato globale, che fa dello sfruttamento della manodopera a basso costo una risorsa fondamentale delle aziende multinazionali. E spesso sono le armi l’anticamera della delocalizzazioni. Quei cacciabombardieri della Nato che nel 1999 attaccavano la Serbia provocarono, soltanto nella fiorente Kragujevac, un collasso sociale: per la distruzione della Zastava, almeno 100.000 persone ebbero ripercussioni economiche, ci furono diversi morti e più di 200 feriti, oltre alla devastazione di 800 tra case, presidi sanitari e scuole. Forse in pochi a quei tempi, qui in Italia, sospettavano che dalla base di Aviano gli aerei diretti a bombardare la Serbia non rappresentavano soltanto uno scempio per la nostra dignità nazionale, ma anche un pericolo per i già tormentati operai degli stabilimenti di Mirafiori, Pomigliano, Melfi, Cassino, Termini Imerese. I quali, oggi, nella gestione delle vertenze con Fiat, devono tener sempre conto di un equilibrio reso fragile dalla minaccia dell’azienda – smentita solo a parole da Marchionne – di abbandonare l’Italia per stabilizzarsi in lidi dove la manodopera costa poco e gli orari di lavoro sono un “massacro”.

  3. Caro Cesare, spero di sbagliare, ma se Berlusconi farà una campagna contro Monti, avrà molti consensi !!!
    Io comunque la mia azienda ho dovuto liquidarla e lasciare a casa i miei 20 dipendenti dopo ben 43 anni di attività. Monti ha salvato la credibilità internazionale, (e di questo gliene siamo grati) le Banche, i milionari ecc. ma ha distrutto il lavoro produttivo, il ceto medio, e il concetto di equità sociale. Spero non distrugga anche il Partito Democratico!! State attenti !
    TANTI AUGURI DI BUON NATALE !
    Angela

  4. ahahahhh….che gli italiani sono un popolo di sognatori, lo sanno tutti…

  5. Ma il programma del PD è uscito??

  6. Che commoventi anime candide questi del PD.
    A forza di leccare, avranno ancora una striscetta di lingua, per farsi gli auguri?

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