ESODATI: CONSENTIRE A LAVORATORI DI ANDARE IN PENSIONE


“L’unico modo per risolvere il problema degli esodati è quello di consentire loro di applicare le vecchie regole previdenziali” Lo afferma Cesare Damiano, capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera.“L’ipotesi di un ritorno al lavoro delle persone che, a causa della riforma previdenziale, resteranno per lunghi anni senza stipendio e senza pensione, appare campata in aria e dovrebbe sicuramente passare attraverso un improbabile accordo con il sistema delle imprese” dice il già ministro del Lavoro.Se i processi di ristrutturazione che hanno portato questi lavoratori all’esodo o in mobilità erano fondati, osserva Damiano “non si capisce come le aziende potrebbero ricollocare questi lavoratori al loro interno”. Quindi, dato che “le scorciatoie non esistono, è meglio perseguire la strada più breve e più logica: consentire a questi lavoratori di andare in pensione”

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49 Risposte

  1. 1 – NON E’ CHIARO PERCHE’ DOVREBBERO ANDARE IN PENSIONE CON REQUISITI MENO RIGIDI RISPETTO A QUELLI PRETESI DAI COMUNI MORTALI

    2 – AMMESSO CHE VADANO IN PENSIONE, RESTITUIRANNO L’ASSEGNO CHE POSTE HA ELARGITO LORO IN CAMBIO DELLE DIMISSIONI?

    3 – AMMESSO CHE VADANO IN PENSIONE, POSTE ITALIANE ACCOMPAGNERA’ ALLA PORTA IL FIGLIO/PARENTE ASSUNTO IN CAMBIO DELLE DIMISSIONI, METTENDO IL POSTO COSI’ LIBERATO A CONCORSO?

    5 – I FIGLI DEGLI IMPIEGATI DI POSTE ITALIANE, HANNO FORSE PIU’ DIRITTI DEI FIGLI DI DISOCCUPATI, CASSAINTEGRATI E LICENZIATI?

  2. spiegazioni per gran Torino:
    1.perchè sono senza lavoro, essendosi licenziati proprio perchè in vista della pensione con i vecchi requisiti…se lavorassero, andrebbero in pensione come tutti gli altri
    2.se vanno in pensione, non ci vanno comunque subito, ma alla fine del periodo inizialmente previsto. L’incentivo avuto dall’azienda serviva a campare fino a quella data (era circa la stipendio mensile per i mesi che mancavano alla pensione con i vecchi requisiti)
    3.no, perchè nell’accordo sottoscritto con le Poste non è nominata l’assunzine del figli. C’è scritto solo che si licenziano dietro un incentivo minimo (10.000 euro lordi). C’era un accordo solo verbale per far accedere il figlio alle selezioni per l’assunzione, e non tutti la hanno passata. Questi lavoratori non hanno avuto in pratica nessun incentivo, e stanno consumando, per mantenersi nei mesi che mancano alla pensione (con ex requisiti) risparmi e prestiti.
    5. no, ma debbono avere almeno gli stessi diritti. La prassi aberrante di svecchiare promettendo l’assunzione dei figli non l’ha inventata Poste, ma da decenni si pratica in moltissime aziende (banche, teleocme, ecc)

    E’ bene essere informati, altrimenti si formano delle idee sbagliate

  3. gran torino, se non conosci i problemi del mondo del lavoro perchè parli (o meglio scrivi) stupidaggini grosse come una casa? Premetto che non sono postale ma ex dipendente di Accenture che la benamata società ha licenziato tramite accordo sindacale (coatto e non su base volontaria) il 30 novembre 2010 corrispondendomi a copertura il 90% della differenza tra il mio stipendio e lindennità di mobilità. Io ed i miei colleghi non abbiamo potuto opporci e siamo stati semplicemente buttati fuori da una società che continua a macinare utili. Allora, ammesso e non concesso che tu abbia afferrato la situazione di migliaia di persone come me (che hanno sottoscritto un patto dove lo stato si faceva garante) prova a riformulare le domande e vergognati un attimo di non aver collegato il cervello alla bocca

  4. Gli esodati sono diventati un problema grazie alla riforma previdenziale Fornero che non ha previsto nessuna gradualità. Per risolvere il problema esodati , come lei on. Damiano ben dice, bisogna consentire l’ applicazione delle vecchie regole, ma in un periodo di crisi globale ci saranno sempre nuove espulsioni di lavoratori maturi e costosi dalle aziende. Perciò bisogna ripristinare un briciolo di gradualità nella abolizione delle quote,e, a regime , accodandosi alle proposte di Hollande in Francia, bisogna consentire a tutti i lavoratori con 41 anni di contribuzione e 60/61 anni di età di accedere a pensione, esentandoli da aumenti per speranza di vita. 41 anni di versamento devono dare diritto alla pensione senza se e senza ma.

  5. “L’unico modo per risolvere il problema degli esodati è quello di consentire a coloro che hanno firmato l’accordo prima del 4 dicembre 2011, di applicare le vecchie regole previdenziali”. Qindi, come ha sempre affermato l’on. Damiano, le scorciatoie non esistono. Andare in pensione con le vecchie regole è quello che spetta a TUTTI gli esodati.

  6. CARO MARIO, AMMETTERVI ALLA PENSIONE CON LE VECCHIE REGOLE SIGNIFICHEREBBE FARVI PASSARE DA ESODATI A PRIVILEGIATI. PER QUALE RAGIONE, UNA VOLTA ABOLITA LA PENSIONE DI ANZIANITA’, TUTTI DEVONO LAVORARE FINO A 67 ANNI TRANNE VOI? L’UNICA SOLUZIONE EQUA, E NON A CARICO DELLA COLLETTIVITA’ E’ UN VOSTRO REINTEGRO SUL POSTO DI LAVORO. NON RAVVISO ALTRI RIMEDI SERIAMENTE PRATICABILI.

    TORNANDO A POSTE ITALIANE, CONFERMO LO SDEGNO VERSO LA PRATICA DI STAMPO CORPORATIVO DELLA CONCESSIONE DEL POSTO FISSO AI FIGLI DEI DIPENDENTI. E NON MI SI VENGA A DIRE CHE SI E’ TRATTATO SOLTANTO DI QUALCHE EPISODIO SPORADICO. IL “PROGETTO MIX”, CHE AVREBBERO FATTO BENE A CHIAMARE PROGETTO SPINTARELLA O PROGETTO CLIENTELA, E’ VISIBILE A TUTTI, BASTA CERCARLO.

    RICORDO POI ALLA SIGNORA CARLA CHE, E’ VERO CHE LA “PRASSI ABERRANTE” E’ STATA PRATICATA ANCHE IN ALTRE REALTA’, AD ES. LE BANCHE. MA VORREI RAMMENTARE ALLA GENTILE SIGNORA CHE POSTE ITALIANE, BENCHE’ INQUADRATA COME SPA, E’ UNA SOC. A TOTALE CAPITALE PUBBLICO, INSOMMA UN CARROZZONE MANTENUTO DAI CITTADINI. SAREBBE QUINDI OPPORTUNO CHE PROCEDESSE ALLE ASSUNZIONI IN MODO TRASPARENTE E MERITOCRATICO. NON REGALANDO IL POSTO FISSO AL TROTA DI TURNO.

  7. Gran Torino,
    evidentemente hai una visione molto limitata perchè quello degli esodati-postali è solo un sottoinsieme dell’ insieme Esodati. L’amico Mario è un ex-accenture ed evidentemente è stato sbattuto fuori dall’azienda senza alcuno scambio del posto di lavoro; sei totalmente disinformato e disallineato su quanto sta avvenendo sul tema Lavoro-Previdenza. Invece di firmarti come Gran Torino dovresti firmarti come Gran Coglione

  8. Gradualità. Solo gradualità. L’unico modo per fare “riforme” (li chiamano così, ma sono tagli e peggioramenti) è di farle con un minimo di gradualità. E’ una prassi che tutti i governanti di buon senso, in tutto il mondo, applicano. Come si può accettare una riforma che vai a letto la sera e ti mancano tre mesi per la pensione. Ti svegli al mattino e mancano cinque anni. Qualcuno riesce a trovare argomenti convincenti per spiegare questo? Ma siamo onesti con noi stessi. Se l’avesse fatta Berlusconi questa riforma, cosa sarebbe successo? Qualcuno se la sente di affermare che il PD l’avrebbe votata, come ha votato questa di Monti-Fornero?

  9. E tu dovresti firmarti BUGO, si, de culo, viste le stronzate che sei capace di produrre.
    Il concetto è semplcissimo. La soluzione, è ovvio, si deve trovare, ma non può essere quella di consentire deroghe alla normativa attuale, ossia quella che si applica a tutti. Si preveda il reintegro sul posto di lavoro, almeno per quelle realtà aziendali che non hanno chiuso i battenti.
    Qual’è la tua proposta? Che coloro che hanno accettato o subìto l’accordo con 36 anni di contributi li mandiamo subito in pensione con le vecchie regole, mentre magari i loro colleghi che non hanno accettato o subìto l’accordo devono andarci 5 anni dopo con 41 anni di contributi? E’ questa la soluzione per te? Grandissimo coglione?

  10. Vorrei poi aggiungere una osservazione. Se è vero, com’è vero che le entrate dell’INPS sono esclusivamente i contributi che lavoratori e imprese pagano mensilmente, qualcuno sa spiegarmi cosa c’entrano allora le pensioni (quelle percepite a fronte di regolare vita contributiva) con la spesa pubblica. I contributi (di imprese e lavoratori) non sono soldi privati? E allora?

  11. L’assurdo di questa assurda riforma è che si sono creati una molteplicità di situazioni critiche da risolvere, che hanno causato anche “la lotta fra poveri” di tutti coloro che in un modo o nell’altro ne sono stati colpiti. Per cui, purtroppo, anzichè fare fronte comune, si sono creati i vari gruppi di protesta : esodati, senza lavoro, statali, poste, dipendenti scuola, precoci, classe 52, etc. In un Paese normale la riforma stessa sarebbe stata restituita al mittente e il mittente (o meglio la mittente) rispedita a sua volta a casa. Siccome il nostro non è un paese normale si continua ad attendere l’elemosina di modifiche che sua eccellenza ministro vorrà accordare. Onorevole Damiano la soluzione di tutti i problemi sta nel restituire alla riforma quella gradualità che non gli è stata data quel fatidico 6 dicembre, dove , sotto il terrore ed il ricatto dello spread il Partito ha concesso ad una sola testa di ribaltare dalla testa ai piedi il sistema pensionistico, senza alcun confornto e concertazione. L’ha scritto anche Lei sull’Unità , una soluzione potrebbe essere il ripristino delle quote ( ad esempio quota 100). Onorevole Damiano, visto che la professoressa sembra essersi svegliata dal torpore e chiede di ” lavorare insieme” , prendetala al balzo e date la giusta gradualità alla riforma . Come ben dice Lei, non è vero che manca la copertura finanziaria. Il sistema era già in equilibrio, ed in tempi non sospetti anche quel fenomeno (per cariche che ricopre) di Mastropasqua, l’aveva pubblicamente dichiarato.
    Qui si vuole solo far cassa sulla solita pelle di lavoratori, pensionati e pensionandi, attingendo ad un contenitore che per denominazione è una “Cassa previdenziale” e non un fondo per far quadrare il bilancio dello Stato. Le risorse per questo sono da andare a cercare nei 150 miliardi di evasione annui, nel costi della politica, nei costi occulti della corruzione, negli sperperi e nelle ruberie dei partiti.

  12. xGran Torino: C’è poco da replicare a un commento che è frutto dell’ignoranza e viene da una persona con preconcetti e che non vuol capire….noi non vogliamo la pensione subito, la vogliamo quando di sarenne spettata secondo le vecche regole, altrimenti non saremmo usciti dall’azienda in date in cui non si pensava che sarebbe intervenuta la riforma. Se dobbiamo essere uguali a lei, che va in pensione più tardi, ci ridiano il nostro lavoro, che non avremmo lasciato in previsione di un pensionamento più tardivo…
    Ma tanto è tutto inutile, a me sembra chiaro che, in questa diatriba, il trota è lei

  13. Sgravi fiscali per chi riprende in servizio un esodato,ma questa e malata di mente,buona parte degli esodati hanno problemi di salute,e le aziende hanno fatto questi accordi per eliminarli,capito maga magella

  14. Ma chi li riprende? io poi rivoglio il MIO lavoro: quadro dirigente…e chi mi ci rimette?????

    Io propongo un’altra soluzione: ci diano la nostra pensione e paghino pro rata i 2 responsabili: Governo (che nel cambiare le regole pensionistiche non ha tenuto conto dei casi “pendenti”) e Aziende (che si sono avvantaggiate alla grande del cambiamento – se fossimo rimasti avrebbero dovuto pagarci lo stipendio per latri 3-4 anni!!!)

  15. gran torino, sei un grande pappafico

  16. Damiano, il bello della politica, o il brutto, consiste nel fatto che lei possa dire, con una frase, tutto ed il contrario di tutto!
    “Non accantoneremo nessuno dei problemi da risolvere con il governo.”… ma non dice quali siano!
    Damiano: gli esodati, di grazia, chi sono?
    Ma sa quante persone, in Italia, magari credo di essere esodati, pensano che lei, Bersani, si stiano occupando di loro, vi voteranno anche nel 2013 (ammesso che si vada a votare) e poi scopriranno, nel 2014, di essere dei “semplici” disoccupati, ai quali la riforma delle pensioni, e quella del lavoro, si applicherà senza “se” e senza “ma”?
    Ma lo vede come le fa gioco, anche a lei, cincischiare nell’equivoco?
    Dica, se ne ha il coraggio, chi sarebbero, questi esodati!

    Ricordo ancora una presa di posizione di Di Pietro, all’insediamento del governo Monti: “Le pensioni non si toccano!”. Ammazzate oh! Più categorico di così! Poi, passa qualche tempo, lo intervistano in tv, e la speaker gli fa: “Di Pietro, lei aveva detto che le pensioni non le si sarebbe dovute toccare!”, “Sì”, rispose Di Pietro, “Ma bisogna vedere ‘quali’, pensioni!”: magnifico! Ad ogni affermazione può far seguito un “di cui”! Un “distinguo”!
    Ma fateci il piacere!

    Esodati, attenti!
    Se le aziende vi dovessero riassumere, ciò non toglierebbe che non vi trovereste affatto alle stesse condizioni di quando firmaste gli accordi verso l’esodo! Sono intervenute infatti due fondamentali riforme: quella delle pensioni, e quella del lavoro!
    In base alla riforma del lavoro, con le modifiche apportate all’articolo 18, voi, tornando ad essere “semplici” dipendenti, tornereste anche ad essere “semplici” licenziabili! E licenziabili per motivazioni economiche, per le quali lo stesso Monti ha definito gli eventuali reintegri come casi estremi e improbabili!
    Occhio, che la vi potrebbe condurre, tutta “la politica” messa in piedi dalla Fornero! A trasformarvi da esodati, con, “forse”, dei diritti, a dei semplici disoccupati che dovranno cavarsela da soli.

    In questo “estuario a delta”, infatti, a ben guardare, le soluzioni non sono due: o pensionati, o riassunti, a tre: disoccupati!

    La soluzione auspicata più di tutte dalla Fornero, secondo me (ma anche da soggetti come il Senatore Ichino, del PD), consiste nel far si che gli esodati diventino degli ordinari disoccupati, ed in quanto tali si attivino per cercarsi autonomamente un lavoro.
    Eri un diplomato, impiegato in un ufficio, ed operavi davanti ad un computer a 1.500 euro netti al mese?
    Nessuno è disposto a riassumerti più, con quella mansione e quello stipendio?
    Abbassa le pretese!
    Adeguati al mercato!
    Cosa ti offre, il mercato?
    Di andare a lavare i piatti in un ristorante per 600 euro al mese?
    Di andare a lavare le vetrine dei negozi ad offerta?
    Di fare i lavori di casa a chi può permettersi una collaboratrice domestica?
    Di portare a spasso i cani di chi ha cose più importanti da fare?
    Di fare finanche il posteggiatore abusivo?

    Ebbene: vai a lavare i piatti! Vai a lavare le vetrine dei negozi! Fai i lavori domestici in casa di qualcuno! Porta a spasso i cani! Datti al lavoro nero!
    Questa, stringi stringi, è la visione della Fornero.
    Almeno secondo me.

    E, al limite, non ci sarebbe nulla di male, nulla di sbagliato, se non entrasse in gioco un altro elemento: la relatività!
    Parlare di questo elemento, della relatività, ora, prenderebbe troppo tempo ma, detto in parole povere, significa che io posso anche essere disposto, a fare lavori di molto meno qualificanti, rispetto agli studi ed al lavoro precedentemente svolti, ma se vedo intorno a me che tutti, chi più chi meno, sono colpiti dalla stessa necessità!
    Dover accettare certe cose, con i parlamentari che non riescono ad abbassarsi gli emolumenti, e che ci hanno benefit come le terme pagate, le tessere gratis… è duretta!
    Dover accettare certe cose, con 300 miliardi sommersi tra evasione e corruzione, è duretta!
    Andare a fare i lavori domestici proprio nella casa dei politici-amministratori locali, che in quelle condizioni ti ci hanno ridotto, è duretta!
    Andare a lavare le vetrine, e veder passare il tuo collega andato in pensione un mese fa, e con il retributivo 1.700 euro al mese, è duretta!
    Dover andare a lavare i piatti, e poi dover pagare pure l’Imu, le addizionali IRPEF, la benzina a 2 euro al litro, i rincari astronomici delle bollette, le RCauto alle stelle, i rincari sui generi alimentari, l’IVA al 23%, e cose del genere, è duretta!
    Insomma, credo giochi anche il fatto che alla fin fine, questa crisi, non sia proprio per tutti, ma solo per alcuni.

    Per le riassunzioni stiamo facendo un po’ i conti senza l’oste, perché se vogliamo prendere a pretesto il fatto che le risorse dello Stato non siano infinite, dovremo considerare che ancor meno potrebbero esserlo quelle delle aziende!
    In altre parole, quando un’azienda ha licenziato dei dipendenti, avviandoli all’esodo verso la pensione, contando poi di ristrutturare gli organici, a bilancio, a dare e avere, a cassa, a soldi, come stava messa?
    Perché se stava, ad esempio, in bilico, semplicemente costringerla, con un ordine di un tribunale, di un giudice, a riassumere del personale, potrebbe voler dire decretarne il fallimento! La chiusura per tutti i dipendenti!

    Un altro compromesso, alternativo alla riassunzione, potrebbe consistere, non si se in tutti i casi, nel non applicare la riforma del lavoro sugli esodati, e chiedere ai datori di lavoro non una riassunzione, ma un’ulteriore incentivo a copertura della sola pensione per gli anni aggiunti dalla riforma delle pensioni.

    Mettiamo caso Tizio avesse firmato un accordo secondo il quale sarebbe andato in pensione entro 3 anni, fruendo della mobilità: i 3 anni di contributi previdenziali, in questo caso, sarebbero stati a carico dell’INPS (dello Stato). Interviene la riforma delle pensioni, e a Tizio, di anni, non ne mancherebbero più 3, ma 6. Per l’azienda, riassumerlo, vorrebbe dire 6 anni di stipendio pieno: netto + IRPEF + Contributi previdenziali + costi gestione del personale. Soprattutto se all’azienda Tizio risultasse assolutamente superfluo, ad averci le risorse, all’azienda converrebbe di più erogargli quei 3 anni di pensione in più introdotti dalla riforma delle pensioni: credo gli costerebbe un quarto, forse anche un quinto, rispetto ad una riassunzione piena.
    Potrebbe essere un compromesso, tra l’INPS che non erogherebbe 3 anni di pensione, e l’azienda che avrebbe un’alternativa alla riassunzione.

    Ma il problema di fondo resta: non c’è lavoro.
    A farlo notare alla Fornero, credo risponderebbe: “Lavoro? Prego rivolgersi all’altro sportello, quello con su scritto ‘Passera’!”.

    Quanto alle osservazioni di GRAN TORINO, devo dire che, dal mio punto di vista, elementi sui quali quantomeno rifelettere, ce ne sono.
    Un’impressione che rivevo sempre più forte, ad esempio, è quella che una consistente parte di posti di lavoro sia gestita, in pratica, dalla politica, dagli amministratori locali, dai sindacati. Quasi come si trattasse di proprietà privata.
    Se ne dovrebbe parlare di più.

  17. Insisto, e prendo spunto dal commento di antonella: sì, ma gli esodati, chi sono?
    Questo è il punto sul quale non si sbilancia Damiano!
    “Chi è stato licenziato, e di fatto, entro la data del 4 dicembre 2011!”: questo, ad esempio, è uno degli elementi deciso dalla Fornero, e dal Parlamento, per definire un esodato.
    La domanda è: a Damiano, a Bersani, alla Camusso, questo elemento sta bene oppure no?
    Perché credo che se a Damiano, a Bersani, alla Camusso, andassero bene TUTTI gli elementi per come impostati dalla Fornero, gli esodati davvero sarebbero “solo” 65.000!
    Tenendo fermi i riferimenti decisi dalla Fornero (e avallati dal Parlamento!), come si potrebbe arrivare, da 65.000, a 350.000?
    Allora a me pare chiaro che i paletti posti dalla Fornero, secondo Damiano, Bersani, Camusso, debbano essere quanto meno riconsiderati.
    E qui, ci metto un caso concreto:
    un’azienda chiusa per cessata attività ad ottobre del 2011, per la quale i dipendenti, fruendo di un residuo di cassa integrazione straordinaria, siano stati messi, di fatto, in mobilità a gennaio del 2012, secondo Damiano, Bersani, Camusso, sono da considerarsi esodati, oppure no?
    Perché non sempre, almeno credo, non in tutti i casi, esiste un documento/licenziamento, con su riportata la sua bella data specifica.
    Per un’azienda chiusa per cessata attività, come data del licenziamento, quale andrà presa: quella della chiusura, o quella della messa in mobilità?
    Non lo sto chiedendo alla Fornero: lo chiedo a Damiano, Bersani, Camusso!
    Un’azienda che chiude per cessata attività, facilmente passerà per un paio d’anni di CIGS! E un paio d’anni di CIGS, a ore zero, ovvero senza nessun rientro per due anni al lavoro, cosa altro sono, di fatto, al di là della forma, se non un licenziamento in essere?
    Allora, cosa facciamo? Che chi è stato formalmente licenziato, con una lettera di licenziamento, entro il 4 dicembre 2001, è un esodato, e chi stava a casa da due anni, in CIGS, a causa di un’azienda inesorabilmente avviata alla chiusura, siccome è finito, di fatto, in mobilita nel gennaio 2012, non è un esodato?
    Questo, secondo la Fornero! Ma secondo Damiano? Secondo Bersani? Secondo Camusso?
    Al 4 dicembre, due lavoratori, stessa età anagrafica, stessa età contributiva, stessa possibilità, alle precedenti condizioni, di andare in pensione fruendo, ad esempio, della mobilità, stesso diritto alla stessa mobilità, ma uno con lettera di licenziamento in mano, datata 4 dicembre 2011, l’altro, da due anni in CIGS, con l’azienda che chiude il 31 dicembre 2012: il primo è un esodato (secondo la Fornero), il secondo no!
    Il primo ha diritto all’esonero dalla riforma delle pensioni, il secondo no!
    Dal mio punto vista, il secondo, a ben guardare i fatti, era molto più esodato del primo già da tempo!

    Con un azienda (faccio un’ipotesi) chiusa da due anni, con i macchinari portati via, senza più un posto fisico, una scrivania, una postazione dove lavorare, senza manutenzione che ha cominciato a pioverci dentro, senza un management di riferimento, senza un organico, senza una busta paga, senza un vero ufficio del personale di riferimento… ma dipendente di “chi”, era quel lavoratore?
    Ma più “licenziato” di così?
    “Ma non ci ha l’accordo!”: va bene! Ma alle precedenti condizioni, con la sola mobilità, ad esempio, lo maturava il requisito pensionistico, senza dover chiedere nulla a nessuno?
    Se “sì”, a mio avviso, come un esodato titolato, quel lavoratore ha ugualmente diritto ad essere esonerato dalla riforma delle pensioni.

    Un prima differenza, della quale si deve tener conto, davanti alla riforma delle pensioni (perché da “lì”, nascono gli esodati), è tra chi ha la possibilità di sostenerla, di mandare giù il rospo, ovvero tra chi un’azienda, un ente, nei quali restare a lavoro da qui a 10, 12 anni ce l’ha, e chi non ce l’ha più.

  18. X Elson,

    Riprendo una evidenza del tuo commento:
    “un’azienda chiusa per cessata attività ad ottobre del 2011, per la quale i dipendenti, fruendo di un residuo di cassa integrazione straordinaria, siano stati messi, di fatto, in mobilità a gennaio del 2012, secondo Damiano, Bersani, Camusso, sono da considerarsi esodati, oppure no?”
    in quanto questa è la situazione che mi trovo nessuno è in grado di dirmi qule sarà il mio futuro.
    Se tu ha le idee più chiare….
    Grazie

  19. Cari amici,
    purtroppo, GRAN TORINO,ha ragione.
    I diritti degli esodati non sono diritti quesiti,altrimenti il Governo non avrebbe potuto toccarli!!!
    Sono accordi individuali che non tenevano conto,nell’accordo,della riforma pensionistica. Si presumeva che la riforma non venisse toccata. Sono accordi individuali fatti all’Ufficio del Lavoro e quindi validi con persone responsabili!!
    Era un rischio!!aLTRIMENTI TUTTI LI FACEVANO!! In Poste molti hanno rifiutato l’esodo incentivato perchè non garantiva sul cambiamento della Riforma!!
    Il Milleproroghe e queste …fantasie della Fornero hanno creato differenze e porteranno a liti tra poveri!!!
    Ma siccome gli esodati comunque devono essere difesi altrimenti restano senza alcuna forma di reddito,bisogna lottare per il ripristino della pensione per anzianità per TUTTI per un periodo provvisorio utile per superare queste ingiustizie!

  20. ovviamente parlavo solo degli esodi con incentivo

  21. Cari compagni di sventura,
    mi permetto di dare un piccolo suggerimento: evitiamo di far diventare questo blog un pollaio di manzoniana memoria, dove i polli di Renzo continuano a beccarsi..e i politici se la ridono.
    Non per qualunquismo, ma qui chi più chi meno ha ragioni da vendere.
    Certo, in un’altra situazione si potrebbe sicuramente approfondire meglio la valenza di ogni posizione ma oggi ritengo di certo più saggio organizzare un fronte comune prima per farla pagare a chi, ignobilmente, ha tradito i lavoratori e poi per trovare soluzioni che alleggeriscano le criticità delle varie categorie di lavoratori.

    All’on.le Damiano dico solo che se il PD vuol riguadagnare il consenso perso dia un segnale convincente di rivedere la riforma nel suo complesso.
    Un primo incoraggiante passo sarebbe dare il ben servito a quella ignorante spacciatasi per esperta prima che combini altri guai…
    E su questo penso che siamo tutti d’accordo!!!

  22. Ovviamente la soluzione migliore sarebbe la”sospensione” della riforma con matenimento delle condizioni precedenti per un periodo necessario a permettere il deflusso dei pensionandi.2/3 anni sono sufficienti? Il ministro e le risorse lo permeterebbero? Non credo a sentire gli addetti ai lavori.
    Trovare soluzioni in assenza di dati e date certe è molto difficile.
    Se è vero che molte persone se ne sono andate per fare posto ai figli allora delle due l’una : o loro rientrano al lavoro ed i figli escono oppure i figli rimangono e loro aspettano.Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.Sarebbe troppo comodo anche nei confronti di coloro i quali i loro figli non li hanno sistemati in questo modo.

  23. E QUELLO CHE VUOLE MAGA MAGHELLA LA GUERRA DEI POVERI

  24. La riforma va abrogata e riscritta con equità, gradualità e con l’aggancio all’aspettativa di vita su base volontaria e incentivata, a partire dai 62/63 anni, per noi ma soprattutto per le generazioni a venire.
    Questo in estrema sintesi… anzi, no, dimenticavo…rigetto totale della “coccodrillona” … via,via,via

  25. Che brutto paese oggi l’Italia.
    Se non bastavano i lavoratori abbarbicati sul traliccio della stazione centrale di Milano adesso ci sono anche quelli che si sono infilati nel cratere del Vesuvio!Per che cosa? Per difendere un diritto inalienabile e sancito dalla Carta Costituzionale : il lavoro.
    Per salvare l’Italia stanno ammazzando gli italiani questa è l’amara verità.
    Adesso i mercati sono preoccupati per la Francia e l’Olanda.Le borse crollano,lo spread si alza e perchè? Perchè in Francia si dice che verranno rimessi in discussione i patti di Merkosy ed in Olanda hanno fatto un bel pernacchiotto alla riforma delle pensioni.
    Da noi invece, in fretta e senza una seria riflessione, si è proceduto al taglio delle pensioni, all’aumento delle tasse, ecc. Serviva fare cassa e cassa si è fatta. I risultati si vedono. Basta dire che siamo meglio della Grecia perchè da noi i suicidi sono stati di meno. Anche se uno solo di questi fosse dovuto alla situazione economica sarebbe già troppo e chi ha creato le situazioni lo avrà sulla coscenza.

  26. @ peter57, idee più chiare non ne ho!
    Ma credimi: idee più chiare non ne abbiamo, perché “vogliono” così!
    Il fatto è che qui, gira che ti rigira, a ben guardare, sono tutti o lupi, o volpi! Anche chi va in giro indossando una pelle di agnello.

    La questione non deve essere (solo) formale, ma sostanziale!
    Altrimenti, a guardare i due estremi, potremmo trovarci un dipendente che ci ha preso l’incentivo, e siccome è “formalmente” a posto, va, giustissimamente, verso l’esonero… mentre, un altro dipendente, di un’azienda scapicollata, che tribola da uno, due, due anni e mezzo, a 700 euro al mese (incentivo impossibile, perché l’azienda di riferimento, di fatto, non c’è più!), solo perché “formalmente” non ha ricevuto la notifica di licenziamento entro il 4 dicembre, si dovrebbe attaccare al tram.
    Non è così!
    E lo sanno tutti: lupi e volpi!
    La prova è che per Termini Imerese, Fincantieri, e altre grosse società, il governo ha preso l’impegno di procedere con prepensionamenti fino a 6 anni!
    Perché ad un dipendete di Termini Imerese, Fincantieri e altro, dovrebbe essere riservata questa prerogativa, e ad un lavoratore nelle stesse condizioni di uno di Termini Imerese, Fincantieri e altro, solo perché è di Rocca Cannuccia Sfigata, e lavorava in un azienda con 100 addetti, no?
    È il numero, che fa un diritto?
    No.

    @ Elda, sono d’accordo con te. Anzi: di più!
    Il fatto è che in Italia è relativamente facile averci ragione, il difficile, se non impossibile, e avere soddisfazione della ragione che si ha!

    Ad esempio, anche se esula un po’ dal tema (ma mica tanto!), io ne ho pensata una, che tutti lasciano lì, come niente fosse.
    L’idea è quella di dare la possibilità, ad esempio ad una coppia, di poter cedere l’uno all’altro i contributi previdenziali.
    Possiamo scambiarci/donarci tutto, se vogliamo: la casa, i soldi, la macchina, perfino il sangue e gli organi… i contributi previdenziali, invece, no!
    Ma perché?
    Se a me mancano, ad esempio, 6 anni per maturare il requisito pensionistico, e mia moglie dovesse disporre proprio di 6 anni di contributi, perché non potrebbero essere travasati nella mia posizione? O i miei nella sua? Per averci, in un nucleo familiare, ove possibile, almeno una pensione?
    Naturalmente, chi la percepirà, dovrà avere anche il requisito anagrafico, ma detto questo, all’INPS, per erogare una pensione, cosa gliene dovrebbe importare, se per una parte i contributi li ho versati io, e per un’altra mia moglie? Fatti i debiti calcoli, le debite compensazioni, s’intende!
    La verità è che non contiamo niente!
    Tanto è vero che ci abbiamo un governo non eletto, in un Parlamento di nominati, figlio di una legge elettorale chiamata Poercellum, con, a sostenere il governo, un partito, il PD, che PERSE le elezioni!

    Io lo votai, il PD, nel 2008… non è questo il punto. Ma vederlo nella maggioranza di governo, avendo PERSO le elezioni, mi da un fastidio incredibile! Volevo essere governato dal PD, ma da un PD che avesse vinto le elezioni, non da un PD che le avesse PERSE.
    A me, di essere governato da chi ha perso, mi preoccupa infinitamente! Inoltre, il PD, sta governando anche in forza del mio voto, ma il voto, al PD, mica glielo diedi per farci quello che ci sta facendo!
    Anche qui, è tutta questione di forma e di sostanza!

  27. Chiar.ma
    Prof.ssa Elsa FORNERO
    Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
    Via Veneto, 56
    00187 Roma

    e, p.c.

    On.le Giorgio NAPOLITANO
    Presidente della Repubblica
    Palazzo del Quirinale
    Piazza del Quirinale
    00187 Roma

    Chiar.mo
    Prof. Mario MONTI
    Ministro dell’Economia e delle Finanze
    Via XX Settembre, 97
    00187 Roma

    Egregio
    Dott. Antonio MASTRAPASQUA
    Presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale
    Via Ciro il Grande, 21
    00144 Roma

    e, inoltre:

    -Al Presidente della Corte dei Conti;
    – Al Presidente del TAR Lazio.
    – Agli Organi d’informazione nazionali di stampa, radio e TV;
    – Ai Segretari Nazionali dei sindacati CGIL-CISL-UIL-UGL;
    – Ai Presidenti dei Patronati INCA CGIL – INAS CISL – ITAL UIL; ACLI;
    – Ai Parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica;
    – Ai Segretari Nazionali dei partiti: PDL-PD-UDC-IDV-Lega Nord-PRC-SEL-FLI-Movimento Cinque Stelle-API-Verdi-Radicali-PSI;

    Oggetto: Emanazione del Decreto attuativo a norma dell’art. 24 commi 14 e 15 della Legge 22 dicembre 2011, n. 214. SALVAGUARDIA degli Autorizzati alla prosecuzione volontaria.

    Chiar.ma Prof.ssa Fornero,

    a nome delle migliaia di lavoratori, raggruppati in un forum permanente d’iniziativa, che versano i contributi previdenziali volontari all’INPS, ci rivolgiamo a Lei in vista dell’emanazione del decreto attuativo previsto dall’art. 24 comma 15 della Legge 22 dicembre 2011, n. 214.
    In particolare, ci permetta di evidenziare ancora una volta la specificità della posizione dei prosecutori volontari al cospetto della platea delle altre categorie esentate dalla riforma pensionistica in base all’art. 24 comma 14 della legge richiamata.
    Infatti, si tratta di lavoratori disoccupati privi di qualsiasi forma di tutela e di ammortizzatori sociali, non potendo essi usufruire né di indennità di mobilità né di indennità di disoccupazione. Molto spesso i prosecutori volontari appartengono a famiglie nelle quali è venuta a mancare qualsivoglia forma di reddito. E, in ogni caso, i prosecutori volontari, al fine del raggiungimento dei requisiti pensionistici previgenti alla Legge 22 dicembre 2011 n. 214, sopportano un grave onere finanziario dovendo accollarsi per intero la contribuzione previdenziale, pari a circa il 33% della retribuzione percepita negli ultimi 12 mesi di impiego.
    E’ facilmente intuibile quanto sia difficile e complessa la nostra condizione: privi di lavoro in età avanzata, senza alcun sostegno al reddito e, in più, onerati della contribuzione volontaria alla quale si deve far fronte attingendo ai sudati risparmi di una vita di lavoro ovvero ricorrendo a prestiti di familiari o, addirittura, delle banche.
    Tuttavia, prescindendo dalla grave e oggettiva situazione sopra descritta dei prosecutori volontari, Lei ha avuto modo di dichiarare in data 18/04/2012, alla Camera dei Deputati, in risposta all’interpellanza urgente n. 2-01454 dell’on. Muro, che verranno salvaguardati i lavoratori di cui alla lettera d) del comma 14 dell’articolo 24 del decreto “Salva Italia” nel numero di 10.250 soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione.
    Peraltro, in quell’occasione, Lei ha avuto modo di precisare che il predetto numero è stato individuato con riferimento alla “platea dei soggetti i cui trattamenti pensionistici avrebbero avuto decorrenza entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto 201/11 (c.d. “Salva Italia”), in analogia con il requisito richiesto per i lavoratori aggiunti dall’art. 6, comma 2-ter, del decreto-legge c.d. “Milleproroghe”, come modificato dalla legge di conversione”.
    Sig. Ministro, ci consenta di rilevare che non riteniamo equa l’analogia applicata al caso specifico, per tutti i motivi esposti finora: infatti, non si possono equiparare situazioni e contesti diversi, come Lei stessa ha peraltro ben colto nel tenere distinte le platee dei “salvaguardati” e degli “esodati”. Premesso che siamo solidali con i lavoratori c.d. “esodati” di cui all’art. 6 comma 2-ter del “Milleproroghe” e che consideriamo eccessivamente restrittiva la norma ad essi applicata, a maggior ragione tale norma non può essere estesa ai prosecutori volontari che non godono di alcun beneficio economico esodale, ma che, anzi, e come già sottolineato più volte, effettuano i versamenti volontari attingendo dai propri risparmi e/o con prestiti familiari e bancari, senza alcuna forma di sostegno al reddito pur trovandosi con lo status di disoccupati, anche di lungo periodo.
    Pertanto, riteniamo che i salvaguardati di cui alla lettera d) del decreto 201/11 convertito nella legge 214/11, ancorchè ingiustamente sottoposti a tetti di spesa, debbano essere completamente esentati dalla riforma pensionistica nell’arco che va dal 2013 al 2019, come stabilito nell’art. 24 co. 15 del decreto “Salva Italia”. E, a maggior ragione, non debbano subire ulteriori e pesanti restrizioni: in particolare, non appare equilibrata la disciplina regolamentare del decreto attuativo in corso di elaborazione, come da Lei annunciata alla Camera.
    Infatti, stando alle Sue dichiarazioni rese alla Camera dei deputati, tale elaborando decreto (confliggendo con la stessa Legge 214/2011) limiterebbe la salvaguardia ai prosecutori volontari “i cui trattamenti pensionistici avrebbero avuto decorrenza entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto “Salva Italia””. In tal modo si restringerebbe in maniera drammatica la platea salvaguardata. Infatti, secondo la sua previsione, la salvaguardia coprirebbe soltanto pochi “fortunati” vincitori di una “lotteria” tra poveri. Così, i “vincitori” sarebbero:
    a) Nel caso dei “quarantisti”, soltanto a coloro che maturerebbero il diritto previdenziale con la normativa previgente nell’arco di 10 mesi (ottobre 2012) a far data dall’approvazione del decreto “Salva Italia”, poiché alla maturazione vanno aggiunti 12 mesi di finestra + 1 mese di aumento dell’aspettativa di vita per la decorrenza del trattamento pensionistico.
    b)Ancora più penalizzante sarebbe la disposizione da Lei illustrata alla Camera per quei lavoratori “quarantisti” che hanno una vita contributiva comprendente anche una sola settimana di contribuzione da lavoratore autonomo, poiché ad essi si applica la finestra di 18 mesi + 1 mese di aumento dell’aspettativa di vita: in questo caso, per ottenere la salvaguardia, la maturazione del diritto dovrebbe avvenire entro il Maggio 2012. Ci consenta di farLe notare che, in entrambi i casi a) e b), si tratterebbe davvero di una salvaguardia del tutto apparente.
    c)Ulteriormente punitiva sarebbe la previsione da Lei illustrata per i “quotisti” e per gli “autorizzati ante-luglio 2007”, poichè se entrambi o anche uno solo dei requisiti previdenziali (età o contributi) viene maturato nel corso del 2013 (ma anche nello stesso 2012: infatti, i contributori “misti” dovrebbero maturare entrambi i requisiti entro Giugno 2012), in nessun caso il prosecutore volontario verrebbe salvaguardato(sia per la contribuzione interamente da lavoro dipendente che, a maggior ragione, per quella mista).
    In conclusione, La invitiamo cortesemente a ripensare il contenuto della Sua dichiarazione del 18 u.s., resa alla Camera, in direzione di una effettiva equità che, nella redazione del decreto attuativo, stabilisca per i prosecutori volontari una salvaguardia sostanziale, e non meramente apparente ed estremamente circoscritta nel tempo, tenendo conto che, nel caso di mancanza di effettiva salvaguardia nell’arco previsto dalla Legge 214/2011 (dal 2013 al 2019), i contributi volontari sarebbero stati, di fatto, versati a fondo perduto nelle casse dell’INPS, con conseguente vulnus del principio del “legittimo affidamento”, e quindi con un indebito arricchimento dell’ente previdenziale e, per contro, un danno ingiusto subito da coloro che stanno versando somme anche molto cospicue con enormi sacrifici.
    Fiduciosi che Vorrà venire incontro alle legittime aspettative di una categoria di lavoratori, estremamente svantaggiata e penalizzata nel mercato del lavoro a causa dell’età avanzata, e che, in caso di mancanza di salvaguardia sostanziale ai sensi della Legge 214/2011, vedrebbe vanificato il principio costituzionale dell’uguaglianza sostanziale davanti alla legge, Le inviamo i nostri più distinti saluti.

  28. CHI PAGA I CONTRIBUTI VOLONTARI E’ IL PIU’ COLPITO DALLA RIFORMA PREVIDENZIALE FORNERO.
    LO STRAVOLGIMENTO DELLE NORME DI LEGGE E I SALVAGUARDATI TRADITI.
    DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE CHE NON VOTERANNO PIU’ PER CHI NON LI HA DIFESI.

    Sindacati e politici si stanno spendendo tantissimo per gli esodati e per NIENTE per chi paga i contributi volontari . Molte decine di migliaia di persone che, senza incentivi o ammortizzatori sociali di nessun genere, pagano da anni di tasca loro almeno 15.000 euro l’anno. Questa categoria fa parte degli aspiranti salvaguardati del comma 14 del’art 24 della riforma previdenziale. Questo comma compende le categorie che dovrebbero mantenere le vecchie norme per andare in pensione. La Fornero il 19 aprile nella risposta all’interpellanza FLI alla Camera ha quantificato in 10250 i contributori volontari realmente salvaguardati ( i vincitori della lotteria ) lasciandone fuori una grande quantità. Questi 10250 sono una minoranza e sono quelli che il ministro equipara agli esodati aggiunti dal Milleproroghe, ovvero che hanno la DECORRENZA della pensione entro 24 mesi dal 6/12/2011, data di approvazione del decreto. Non si parla di data di maturazione dei requisiti pensionistici ma di data di decorrenza (erogazione dell’assegno) che è 1 anno e 1 mese dopo, incorporando la “finestra”. Dunque i salvati dei CV sono solo la parte che matura i requisiti entro il 30 novembre 2012 e hanno decorrenza entro il 30 novembre 2013, cioè sono a distanza di un massimo di 2 anni dall’ assegno a partire dal 6/12/2011. Tutti gli altri sono esclusi. Tutto ciò è arbitrario e illegittimo. Ma le risorse stanziate non riguardano 7 anni dal 2013 al 2019? (Vedi comma 15). Perchè si restringe a 2 anni, anzi a 1 visto che quei 10250 attingono ai fondi del 2013 ? Che ci sta a fare il comma 15? Se i versatori volontari sono, come sono, nel comma 14 insieme agli altri, perchè vengono ristretti nei 2 anni e di fatto in 1 anno quanto a maturazione dei requisiti? Possibile che queste domande nessun parlamentare le abbia fatte alla Fornero? Dopo la risposta del ministro alla Camera nessuno ha detto niente su questo punto. Perchè? E’ legittimo tutto ciò? 7 anni diventano 2, anzi 1, è normale? La Fornero può stravolgere così una legge che lei stessa ha scritto a dicembre?

    Ricordo che il parlamento a febbraio aggiunse gli esodati del Milleproroghe senza AUMENTARE le risorse disponibili. E’ assurdo allargare la platea a parità di fondi. Così chi ci ha rimesso siamo noi versatori volontari. Il problema è che noi siamo cani sciolti non organizzati e inestenti per i media, per i sindacati e per i politici che a quanto pare fanno di tutto per perdere i voti di molte decine di migliaia di persone nella mia stessa condizione. Mi riferisco ai contributori volontari, fantasmi che nessuno considera., neppure i media perchè persi dietro al generico termine di “esodati” che dice tutto e niente. Noi siamo i SALVAGUARDATI del comma 14 ( molti di piu’ dei 10250 vincitori della lotteria Fornero). Il ministro non ci vuole salvaguardare, stravolgendo le norme della sua stessa legge. Sta preparando i decreti attuativi della legge(usciranno entro giugno) che sanciranno la nostra durissima penalizzazione. Chi paga i contributi volontari e non è esodato, diciamolo ancora una volta, non ha incenivi né ammortizzatori sociali, paga tutto DI TASCA SUA.

    Ora le molte decine di migliaia che restano fuori dai 10250 vincitori della lotteria Fornero hanno queste 2 terribili prospettive per gli anni futuri:
    1) Chi paga i CV per la pensione di anzianità:
    dovrà aspettare anche fino a 10 anni prima di avere la pensione, dopo che ha finito i risparmi per pagare all’Inps i contributi volontari. E diciamolo per l’ennesima volta, per gli anni di attesa non avrà NIENTE, a differenza degli esodati per i quali si profila il compromesso sindacati/governo per avere l’indennità/Aspi. E gli esodati hanno già avuto incentivi(soldi sonanti), i versatori volontari no, pagano tutto di tasca loro.
    2) Chi paga i CV per la pensione di vecchiaia:
    E’ una sottocategoria, quasi tutte donne 60enni, composta da chi aveva 15 anni di contributi (anche volontari) al 1992 e ha smesso di lavorare. Quel requisito contributivo dava diritto alla pensione di vecchiaia(poche centinaia di euro) una volta arrivati a 65 anni/60 se donne. Era un diritto acquisito salvaguardato da 20 anni di riforme. Ora Fornero e Monti l’ hanno cancellato. La bozza della circolare 35 dell’Inps confermava questo diritto. Fornero e Monti hanno intimato all’Inps di toglierlo dalla versione definitiva della circolare 35 uscita il 14 marzo. Ora queste donne (decine di migliaia che qualcuno ha ribattezzato “le quindicenni”), in gran parte senza soldi per pagare altri 3/4/5 anni di versamenti volontari ( 40/50/60.000 euro) per arrivare a 20, PERDERANNO i loro 15 anni ( o 16 o 17…) di contributi, non avranno nessuna pensione! I loro contributi diventeranno SILENTI rimpinguando le casse dell’ Inps e loro non avranno NIENTE. Ricordiamo che il ministro Fornero è anche ministro delle pari oppurtunità.

    E’ in entrambi i casi una TRUFFA COLOSSALE di cui nessuno parla. Un contratto con lo stato e con l’Inps violato al di fuori di ogni giustizia e equità. Lo sappiano i politici che non stanno facendo niente per fermare la Fornero in vista dei decreti attuativi. La nostra categoria è la piu’ debole fra le deboli in questa assurda guerra fra poveri dove la Fornero ci ha scaraventato per fare cassa e mettere a bilancio i nostri soldi invece che istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Ricordo a questo proposito l’emendamento Borghesi-Mura per finanziare le deroghe alla riforma tramite una patrimoniale. Presentato in Commissione lavoro il 25 gennaio e bocciato da tutti i partiti. Perchè noi soggetti deboli dobbiamo subire una tale ingiustizia? E poi parlano di equità. Fra di noi c’è molta rabbia e sfiducia nei confronti dei politici che non ci hanno mai difeso. Potete verificare su un forum internet frequetato da molti di noi:
    intopic. it/forum/economia/pensioni/98334/p704/
    Questi politici poi non si lamentino se Di Pietro aumenta il suo bacino elettorale o Grillo prende il 10% alle elezioni. Siamo molte decine di migliaia di persone in questa condizione, la categoria piu’ debole di tutte. Noi, la nostra famiglia, i nostri amici non voteremo piu’ per i partiti che ci hanno buttato non nel limbo degli esodati ma nell’inferno dei salvaguardati traditi. Si tratta forse di 100.000 voti.
    ABBIAMO UNA SOLA ARMA CHE E’ IL VOTO E LA FAREMO VALERE.

  29. PER L’ON. DAMIANO
    in tutto questo marasma di botte e risposte dove altro non c’è che guerra tra poveri, all’ansia del mio problema personale che è anche il problema di almeno altre 350.000 persone che sommate ai familiari diventa il doppio se non il triplo, si somma l’ansia ancora più grande per quello che può accadere di qui a breve con le votazione del 2013 (se non prima). questo vento, che chiamerei bora, di populismo ed antipolitica non porterà niente di buono, anzi dovremmo tornare indietro nella storia per capirne meglio i rischi.
    ma siamo ancora in tempo per vedere uno spiraglio positivo per la gente, la società civile, la politica, l’economia e la crescita futura come qualcosa fatto dalle persone e per le persone che in un contesto civile sono parte ed artefici.
    da persona di sinistra che per una vita ha creduto ed operato secondo ideali di legalità, equità, pari opportunità, onestà intellettuale e morale, non posso che sperare che in questo momento di grande e generalizzato sfascio politico sia il PD e la sinistra complessivamente, ad aprire quello spiraglio indispensabile a fugare ogni pericolo di una recessione che va ben più lontano di quella economica già in corso, una recessione democratica e culturale i cui semi sono già stati seminati a dovere.
    lo dico a lei ON. DAMIANO perchè veramente in questo momento è la persona che più di ogni altro politico sta spendendo parole e azioni riguardo il problema del lavoro, della disoccupazione, delle pensioni (problemi che trsversalmente poi stanno già andando ad investire e travolgere anche altri campi quali l’economia, la recessione, il calo dei consumi, il sociale…); dicevo lo chiedo a lei perchè possa essere da portavoce a tutti i suoi compagni di lavoro al governo: devono aprire questo spiraglio e possono farlo soltanto proponendo, sostenendo e agendo in maniera molto visibile (anche non facendo passare alcune scelte del governo) su alcune cose che tutta la gente, che ora sta vivendo momenti di grande sofferenza (possiamo ben dire i 2 terzi della popolazione italiana), si aspetta che qualcuno dica. non trascuriamo il seguito che un comico è riuscito a costruire; sicuramente interpreta e da voce ad un sentire comune che non deve essere preso sotto gamba o minimizzato (va analizzato per interpretarlo e sostenerlo in quello che di giusto ha)
    dovete cominciare assolutamente con il ridurre drasticamente la spesa della politica (non si può sentire Livia Turco, che è anche tra le persone più rispettabili nel pd, a report che ti dice che il suo stipendio è di 5.000 euro netti mensili quando c’è chi non mangia o a breve non potrà più mangiare e poi non ha parlato di tutti gli altri accessori ed eventualmente altri stipendi). tutti stiamo sopportando sacrifici duri…tutti devono mettersi le mani nelle tasche e dare del loro ma no gli spiccioli perchè è ancora più offensivo, non stiamo a chiedere elemosine. dovete trovare il modo di tappare più buchi possibili che i governi precedenti hanno lasciato togliendo a tutti quelli che in questo momento hanno di più (tra cui ci siete tutti voi politici e uomini di governo che state li su nostro mandato). se fate questo ci sarà con voi anche il sostegno fisico (con un grande partecipazione di presenze) di tutta la gente di cui ho parlato finora alla quale avrete dato il segno che ancora qualcuno c’è a sostenerli con impegno e serietà.
    questo è solo un esempio, le cose sono molte, ma il messaggio che volevo inviarle è quello di un metodo più vicino al sentire e vivere comune perchè non è vero che per capire ciò che uno prova bisogna viverlo, basta avere la sensibilità giusta.

  30. E per i lavoratori della FIATmirafiori, in mobilita lunga dal 2007 ( lavoratori esclusi dal ciclo produttivo perche non piu idonei a lavorare usurati dalla linea di montaggio ,periartriti ,tunnel al carpale e quant’altro ,caro GRAN TORINO anche questi devono ritornare a
    lavorare?e Dove? mi pare che non conosci bene il problema di chi, e quali sono gli esodati, si dice che non possono piu rientrare alla fiat ma devono accettare un altro lavoro, oggi con la nuova riforma questi lavoratori devono accettare lavori fino a 50km da casa
    accettare un salario ridotto fino al 20°/° in meno di
    quanto oggi percepiscono in mobilita (circa 760euro)
    altrimenti perdono il sostegno economico .

  31. Sinceramente mi pare di essere su “Scherzi a parte”.
    Il ministro e l’INPS la facciano finita di stressare la gente.
    basta con gli esercizi accademici.Ho fatto anche io l’università e so a che cosa servono. Servono solo a portare avanti teorie.Ma con le teorie le persone non mangiano!!
    Devono determinare con certezza a chi spetta/spetterebbe andare in pensione. Con estrema trasparenza e senza sotterfugi.
    I sotterfugi li lasciamo a maghi e prestidigitatori.
    Le regole devono essere in chiaro!! Perfettamente leggibili e non interpretabili come spesso accade in questa REPUBBLICA.
    Vorrò vedere come faranno a dire a uno tu vai in pensione ed a un’altro no. Perchè? Perchè sono finiti i soldi. La legge prevede infatti limiti di spesa per anno e non quantità di persone(i 65000 nella legge non ci sono, ci sono cifre).
    I DIRITTI SOGGETTIVI devono essere rispettati ed i soldi trovati. Dove? Affari loro :loro hanno ceato il problema e loro lo risolvono!

  32. On. Damiano, mi chiedo e Le chiedo: ma Lei legge i nostri commenti? Non si trova traccia di una sola risposta, neanche pro-forma. Sarebbe davvero grave se stiamo qui a parlarci da soli tra noi, mentre Lei posta il suo verbo e poi ci lascia nello sfogatoio.
    Ho inserito ieri due lettere importantissime sui contributori volontari attinte dal sito che si occupa di questa spinosissima condizione: ci sono migliaia di famiglie che stanno soffrendo e attendono una risposta dalla politica. Possibile che Lei non dia neanche un cenno di aver ricevuto e letto?
    Possibile che la comunicazione debba essere sempre e solo a senso unico?

  33. Secondo me (ripeto: secondo me!), GRAN TORINO ha ragione.
    O quanto meno ha molte ragioni.
    Fondamentalmente ne ha una: sei stato licenziato entro il dicembre 2011, e la Fornero ti mette nel novero dei 65.000 esodati aventi diritto all’esonero dalla riforma delle pensioni, ed al rispetto degli accordi: questo, magari, tutto sommato, ci piacerà pure. Ma ci pensiamo a chi sarà stato licenziato il 5 dicembre 2011? Non essedno esnerato dalla riforma delle pensioni, non si ritroverà con 3, 4, 5 anni di lavoro ancora da fare, per andare in pensione, ma con 7, 9, 12!
    Perché?
    Perché questa differenza?
    Credo, ma potrei sbagliarmi, che GRAN TORINO, findamentalmente, intende dire che la riforma a rifiutata in blocco.
    Io ci sto, a sostenere questa impostazione, ma in pratica, come si fa?

  34. La vera faccia del governo Monti, e di chi lo sostiene.

    Altro che tagli! Altro che dimezzare i rimborsi!
    400 nuove auto blue, e 150 milioni alla Legge Mancia!
    (“Legge Mangia”?)

    1) “Monti compra 400 auto blu Ce ne sono già 60 mila.
    Mentre il governo chiede sacrifici agli italiani il ministero dell’Economia ordina nuove berline per dieci milioni di euro”.

    2) Senato, “legge mancia”: soldi anche a parrocchie, oratori e ospedali cattolici

    Nonostante la situazione critica dal punto di vista finanziario, la Commissione Bilancio del Senato ha approvato degli emendamenti alla legge di stabilità, relatore Massimo Garavaglia (Lega Nord), al fine di stanziare 150 milioni di euro per la cosiddetta “legge mancia”. 100 milioni per il 2012 e 50 per il 2013. Il Pd si è astenuto, Udc non ha partecipato al voto, Idv contraria, mentre Lega e Pdl a favore. Ogni parlamentare ha a disposizione un Fondo per gli interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico, allo sviluppo dei territori e al finanziamento delle attività sportive, culturali e sociali: in pratica soldi indirizzati soprattutto nel proprio collegio elettorale per esigenze di consenso. Tra i beneficiari, anche oratori, parrocchie e strutture cattoliche: prassi consolidata, come dimostrano i dati dell’anno scorso. Diversi parlamentari hanno protestato contro quella che pare, scrive Repubblica, l’ultima “unghiata” della ‘Casta’. Si parla anche di ben 70 milioni di euro da elargire a ospedali universitari non statali come il ‘Gemelli’ e il ‘Bambin Gesù’ per il 2012, dopo firma di protocolli d’intesa con le Regioni interessate e “regolazione condivisa di eventuali contenziosi pregressi”.

    Valentino Salvatore

    http://www.uaar.it/news/2011/11/11/senato-legge-mancia-soldi-anche-a-parrocchie-oratori-e-ospedali-cattolici/

    Mentre per gli alluvionati liguri, per gli esodati, per chi aspetta dallo Stato rimborsi e pagamenti, NON CI SONO RISORSE!

  35. “Burlesque!”

    Ma chi viene ad investire in un Paese nel quale un Polillo, in veste di sottosegretario al Tesoro, affermando pubblicamente che gli esodati potrebbero chiedere l’annullamento del loro licenziamento, e tornare così a lavorare, prima viene caz.ziato dalla Fornero… e poi… dopo qualche giorno… è la Fornero stessa, a portare in resta, tra le altre, la bandiera dell’eventualità, per gli esodati, appunto, di tornare al lavoro?

    Se non è “burlesque” questo!
    Il “burlesque” di come si governa!

    C’era una canzone, che non ricordo bene, anche perché sentita canticchiare dagli anziani, che si adirebbe molto, al governo Monti, alla Fornero, e a tutto il codazzo che gli si è andato formando dietro. Indica i passi di danza si un ballo che, evidentemente, si fa avanti e indietro, di qua e di là:

    ‘Na vota ca’ scì, ‘na vota ca’ no,
    (Una volta sì! Una volta no!)

    ‘na vota ca’ scì, ‘na vota ca’ no,
    ‘na vota ca’ scì, ‘na vota ca’ scì, ‘na vota ca’ no.

    E zumpa de qua, e salta di là:
    ballava cuscì la ‘gnora Cunce’ co’ ‘Menicanto’!

    È un ballo american, non c’è che dire
    È un ballo american, che fa impazzire
    si balla sul tranvai, anche per via
    ha preso a tutti quanti, la “ballomania”!

    ‘na vota ca’ scì, ‘na vota ca’ scì, ‘na vota ca’ no!
    ‘na vota ca’ scì, ‘na vota ca’ scì, ‘na vota ca’ no.

    ——-

    Stiamo a ‘sti livelli!

  36. @ armando e Gran Torino, sui diritti quesiti.

    Non dimentichiamoci che tutto è relativo! A volte “purtroppo” e a volte “per fortuna”.

    Che i diritti non siano quesiti, vale e non vale anche questo, fino ad un certo punto!
    Quando dovessimo finire a stare come o peggio della Grecia, poi vedi, se le vanno a ridurre o no, le pensioni di chi già le percepisce, anche se dovessero essere “diritti quesiti”!

    Lo Stato, da quel che go sentito, deve 70 MILIARDI di euro, a vario titolo, in rimborsi e pagamenti, agli italiani, ma non glieli da! Perché se glieli desse, andremmo a gambe per l’aria immediatamente.
    Eppure, credo che riscuotere un credito, sia un “diritto quesito”, o no?

    Ieri, a “Piazza Pulita”, hanno riferito di un imprenditore che vantava un credito nei confronti della ASL (ovvero, fondamentalmente dallo Stato), di 3 milioni di euro, che da anni non riusciva a riscuotere (semplicemente perché “i soldi non c’erano”! Mentre i partiti, tra rimborsi, emolumenti, prebende, e Legge Mancia, nei nostri soldi, ci sguazzano!), trovandosi alle strette, con tasse e stipendi da pagare, alla fine ha mollato, e si è suicidato!

    Che in alcuni casi, poi, il diritto di un esodato non sia “diritto quesito”, si potrebbe anche ridiscuterlo! E “quesito”, se non lo era, potrebbe anche diventarlo.

    Faccio un esempio: se sono arrivato ad un età anagrafica e contributiva per cui, con i 2 anni di mobilità che mi spettano (e che non ho estorto a nessuno con rapina a mano armata) maturo il requisito pensionistico, forse l’ho raggiunto, il “diritto quesito”!
    Infatti, quello che mi separa dal maturare il requisito pensionistico, non solo i soldi da versare, ma solo il mero lasso temporale!
    Al momento in cui entro nel primo giorno dei due anni di mobilità spettanti, in quel preciso momento, esiste l’impegno dell’INPS a versarmi, appunto, due anni di contributi previdenziali! Con i quali maturerò il requisito pensionistico!

    I due anni di contributi che mi occorrono, all’INPS non deve versarli un datore di lavoro, o io stesso come contributi volontari, ovvero soggetti che potrebbero trovarsi anche nell’impossibilità di farlo, ma l’INPS stessa! L’INPS stessa, e a se stessa!
    E “virtualmente”, tra l’altro! “Virtualmente” nel senso che di denaro vero, l’INPS, a se stessa, non ne verserà affatto: sono i così detti contributi figurativi!
    Concettualmente, secondo il mio punto di vista, fatto salvo il fattore tempo, il versamento è già avvenuto! Proprio perché sostanzialmente non dovrà avvenire nulla!

    Se mi trovassi nella situazione di doverci ancora andare, in mobilità, il meccanismo, quello stato di cose sopra descritto, non sarebbe lo status quo: ma se ci sono entrato, in mobilità, e quindi ho, abbiamo, io e l’INPS, in qualche modo “acceso” un patto, non so se questo patto, la Fornero, unilateralmente può modificarlo.

    Il fatto che i versamenti a se stessa, l’INPS, li farà nel corso dei 2 anni, non significa molto: anche un’auto presa a rate, posso pagarla in due anni! Però, salvo accidenti, l’auto, sin dal primo acconto, sin dalla prima rata, è di fatto mia!

    Se non pago, possono riprendersela! Ma il concessionario non può dire: “Ieri, quando te l’ho venduta, ci volevano 24 rate da 500 euro, ma oggi, siccome avertela venduta a quelle condizioni non mi conviene più, le rate diventano 36!”.
    Se poi per assurdo a pagare le 24 rate per l’acquisto della mia auto (come avviene per l’INPS e i miei contributi in mobilità) dovesse essere il concessionario stesso! Figurati, quante preoccupazioni!

    Inoltre, di fronte ai diritti non quesiti, è vero che le leggi possono cambiare… ma anche no!
    “Possono”, cambiare! Non “devono” cambiare!
    Per cui, quando la Fornero cerca di cambiarla, una legge, le si può anche dire: “No! Questa, tu, non la cambi! Non in questa circostanza!”.

    Giusto?

  37. diritto quesito è quello che è stabilito dalla legge!
    Cioè io devo già avere il diritto!
    L’esodato con esodo incentivato se ha fatto un patto per un futuro diritto non è Quesito!!E’ una contraddizione in termini!!!
    Perchè diventa importante il problema??
    Se non lo si fosse capito,dare 15 miliardi ai lavoratori esodati impedisce di fatto la riproposizione della Riforma delle Pensioni graduale per tutti!!!
    Se invece si riforma la pensione con gradualità,vi entrerebbero,per diritto,anche gli esodati!!
    Ripeto che bisogna distinguere,all’interno degli esodati,quelli per altre ragioni(assolutamente da tutelare!!) e quelli esodati con l’incentivo e con l’assunzione di un figlio per i quali ho molte,ma molte perplessità!!
    Sono i pasticci creati dalla incapacità di Fornero ma soprattutto del PD e Damiano che non sapendo attaccare il Governo,difende,con demagogia,porzioni di situazioni!!!

  38. per Elson Carefading,
    continuo con te sul problema esodati perchè mi interessa il tuo pensiero,anche se,dalle ultime tue analisi,non condivido del tutto il tuo percorso!
    Il 9 maggio con la convocazione dei sindacati da parte della Fornero esploderà ancora di più la contraddizione,creata da Damiano e dal Millaproroghe,sul problema esodati.
    Dare tutela,anche se gradualmente e anno per anno a 350.000 esodati o meglio esodandi( perchè il loro diritto matura anche nel 2017!)creerà una feroce guerra tra poveri,tra chi è dentro e chi è fuori tra chi avrebbe diritto(chiusura azienda,cassintegrati,messi in mobilità etc…) e chi non avrebbe diritto( esodo incentivato in aziende con attivo di bilancio,esodati con compenso,con assunzione figli etc…),determinando un vero sfascio sociale!
    Il non aver previsto la pericolosità del decreto milleproroghe che,all’interno degli esodati creava ulteriore disparità,è da …dilettanti allo sbaraglio!
    Il capintesta è l’ex Ministro del lavoro Damiano(ministro a sua insaputa!) che invece di censurare e attaccare la iniquità di tutta la Riforma Fornero per mancanza di gradualità,si diverte a fare piccoli favoritismi per accalappiare un…consenso che non vi sarà più!
    Bastava un atteggiamento simile a quello mostrato per la Riforma del Lavoro per comprendere le falle apertesi con la Riforma Pensioni ormai da rottamare!!!
    Si è preferito discriminare i sessi,il dipendente pubblico dal privato,dare campo libero alle avventuristiche teorie di Fornero e Mastropasqua sulle aspettative di vita etc…pur di non infastidire il vero FASCISTA E QUALUNQUISTA delle Riforme e della cOSTITUZIONE : il sig.Napolitano che si permette di criticare Grillo quando è lui il vero FASCISTA!!!
    Questa è la mia analisi che,purtroppo,non è accettata da chi si trova in condizioni di difficoltà.
    Ma tutti dovremmo capire che solo l’unione di una protesta per una vera Rirforma più equa e graduale potrà fare comprendere in questa salvaguardia TUTTI gli esodati e non solo porzioni di essi e della loro definizione legislativa che per ora non esiste!
    Ciao e mi scuso con chi penserà che non abbia avuto rispetto della sua singola e personale situazione.

  39. @ armando, naturalmente, riguardo a quello che dico, non pretendo di avere in tasca la Verità rivelata… cerco di ragionare secondo logica e buon senso… “cerco”!

    È chiaro che una platea di 350.000 persone, difficilmente sarà un qualcosa di monolitico, omogeneo, “tutti uguali”: ci saranno molti insiemi, nei quali raggruppare le persone.

    Parto, quindi, da una situazione tipo, anche perché, forse, potrebbe riguardarmi da vicino.

    Primo caso.
    Sono un lavoratore di pendente che sta lavorando. Sarei andato in pensione nel 2014. Il governo allontana le pensioni di 3 anni, dovrò andarci nel 2017!
    D’accordo! Ma posso protestare? Posso non condividere? Posso tentare, interloquendo, di modificare a mio favore, di correggere in qualche modo, le scelte di un governo?
    Io direi di sì!
    Quindi, per prima cosa, diritti quesiti o non quesiti, si può tenare di modificare delle scelte calate dall’alto.

    Secondo caso.
    Sono stato messo in mobilità (ripeto: non avendo estorto, a mano armata, niente a nessuno!) il 1° dicembre del 2011.
    Non ho firmato nessun accordo!
    Sono stato messo in mobilità, come previsto dalla legge, perché la mia azienda ha chiuso.
    Entrare in mobilità al 1° dicembre 2011 vuol dir usufruire di 2, 3, fino a 4 anni di mobilità (sempre per legge!).
    Mettiamo caso che io avessi diritto a 3 anni di mobilità (non me li sono assegnati da solo!), e che con quei 3 anni di mobilità, io arrivassi a maturare il requisito pensionistico! La domanda è: se interviene una riforma delle pensioni, che le allontani di 3 anni, questa, dovrà riguardarmi, oppure no?
    A chi dovesse rispondere “sì”, io obietterei con un: “vediamolo”!
    E da qui tutto lo sbrodolone del mio ragionamento.
    Il 1° dicembre del 2011, tra me e l’INPS è come se si accendesse un patto!
    Il 1° dicembre del 2011 L’INPS si impegna a versarmi 3 anni di contributi! Fatalità vuole che così avvenendo, io arrivi a maturare il requisito pensionistico!
    Cosa mi divide, allora, dalla maturazione di quel requisito pensionistico?
    Sostanzialmente nulla!
    Perché non sarà un terzo soggetto, né io stesso, quello tenuto a versare all’INPS i miei contributi! Perché se fosse un terzo soggetto, potrebbe non essere in grado di farlo! Un datore di lavoro potrebbe fallire, e io pure, come contributi volontari, potrei non essere in grado di pagarli.
    Ma essendo, nel caso di specie, l’INPS stessa, a dover versare i miei contributi a se stessa, l’eventualità che non sia in grado di farlo, formalmente non c’è!
    Inoltre, trattandosi di contributi detti “figurativi”, ovvero, nella sostanza, l’INPS, a se stessa, come moneta sonante, non verserà proprio un bel niente, di fatto, come operazioni strettamente “contabili”, non ce ne sarà nessuna!
    A stringere, nel caso di specie, ciò che mi separa dal maturare il requisito pensionistico, è solo il tempo!
    Se dovessi morire, infatti, potrei anche non pretenderla più, la pensione!

    Ma a parte il “mero” lasso temporale, quello per arrivare fino al 2014, tutto il resto, al 1° dicembre 2011, è già stato perfettamente previsto, programmato, pianificato e, soprattutto, impegnato!

    Io, andando in mobilità il 1° dicembre del 2011, su quei 3 anni di mobilità, e sulla maturazione del requisito pensionistico conseguenziale, ci ho messo su il cappello!
    L’INPS, per mezzo della Fornero, a quel punto, può cambiare unilateralmente le condizioni da come erano al 1° dicembre 2011?
    Io direi di no!
    Certo che la Fornero ci proverà! Se nessuno gli dice niente, la cosa andrà pure avanti fino a conclusione!
    Ma se qualcuno ha qualcosa da eccepire, bisognerà pure tenerne conto, no?

    Posso solo rifare l’esempio dell’acquisto di un auto presa a rate: l’acquisto il 1° dicembre, in 24 rate. Dalla prima rata, finché pago, l’auto è mia a tutti gli effetti!
    O quantomeno “sufficientemente” e “significativamente” mia! Il concessionario, ad esempio, non può decidere di riprendersela!
    Né può decidere di aumentare il numero delle rate perché, a distanza di un anno si è accorto che gli servono più soldi per tirare avanti con la concessionaria!
    Ora, se per assurdo, quelle 24 rate con le quali pagare la mia auto dovesse essere il concessionario stesso, a doverle versare a sé medesimo, io mi riterrei proprietario dell’auto si dal 1° dicembre 2011, e senza mettere in conto nessun onere da parte mia!

    Se si fa una ricerca di personale, o si procede all’assegnazione di fondi, e sul bando si legge: “le domande verranno esaminate in ordine di arrivo”. Poi, chiusi i termini, i gestori della cosa, potranno cambiare l’impostazione dicendo: “le domande verranno prese in considerazione secondo l’ordine alfabetico”?
    Io direi di no!
    Salvo i partecipanti non fossero tutti d’accordo.

    Quindi, secondo me, questa monoliticità dei 350.000, va smontata in insieme successivi.

    Le considerazioni che fai, circa il costo del “salvataggio” di questi 350.000 esodati, le condivido, magari come cifre, ma ne discuterei le conseguenze e le soluzioni.

    Su 22 milioni di lavoratori, si tratterebbe di un rapporto di uno a 62.
    È come se la Fornero, invece di allontanare le pensioni a 62 lavoratori su 62, le allontanasse a 61, su 62!
    Dico bene?
    Non mi pare, a parte gli aspetti e le implicazioni legittime di opportunità e giustizia, sia una cosa impossibile da concepirsi.

    Insomma, a volerla dire terra terra, la questione, nel grosso degli esodati, è: la riforma Fornero sulle pensioni è cosa quanto mai indigesta. Tanto da far far “Oh!” alla Merkel, che non è certo un tenero fiorellino di campo. Però, se è indigesta per chi un lavoro ce l’ha, un’azienda, un ente, dietro le spalle nel quale presumibilmente farli, quei 4, 5, 6 anni di lavoro in più, diventa praticamente insopportabile, direi “inapplicabile”, per chi un lavoro non ce lo ha più! Questa, grosso modo, è l’impostazione che spinge “all’indulgenza” verso gli esodati. Più le varie implicazioni di carattere sempre sociale, ad anche del diritto.

    Paradossalmente poi, è anche vero che, se per assurdo si costringessero aziende ed enti a ricollocare queste 350.000 persone, eventuali nuove assunzioni pianificate da quelle aziende e enti, probabilmente non ci saranno più.

    Ma dovremmo spingerci ancora più in avanti, con il ragionamento, fino ad arrivare alla cima di tutto l’impianto ordito da Monti, Fornero, Bersani, Damiano & company!

    Spingendoci più avanti prenderemmo atto che la riforma delle pensioni, unitamente (e non a caso) a quella del lavoro, con una eventuale risoluzione radicale del problema esodati, ci ha poco e molto, nello stesso tempo, a che vedere!

    Mi spiego meglio.
    Gli esodati, nella sostanza, sono persone di cui un’azienda, un ente, e fondamentalmente per una questione di convenienza, riconducibile poi sempre ad un dato economico, non ne ha più bisogno!
    Vuoi perché le tecnologie riducono determinate categorie di personale, vuoi perché l’azienda ha un portafoglio ordini ridotto… è gente che all’azienda non conviene tenere oltre!

    La riforma delle pensioni, così come quella del lavoro, non sono affatto andate a considerare questo problema alla radice, con lo scopo di immaginare una soluzione che riuscisse a far sì che queste persone, in un modo o nell’altro, potessero tornare produttive, utili, appetibili! NO! Meno che mai!
    Ha invece dato la stura, al problema, la riforma del lavoro!

    E quello che mi meraviglia, a me, è che “di questo”, non se ne parli!
    Sembrerebbe come se gli esodati fossero frutto di una impostazione del passato, per cui, risolto il caso dei 350.000, con l’introduzione della riforma del lavoro, di esodati, il sistema, non ne “produrrà” più!
    Niente di più NON vero!
    Niente di più FALSO!
    Le aziende continueranno ugualmente, e presumibilmente di più, ad avere personale che via via desidereranno svecchiare!
    Di esodati, in questo senso, le aziende e gli enti, continueranno a generarne come e più di prima!
    Non c’è un solo intervento, né nella riforma delle pensioni, né in quella del lavoro, ripeto, teso a rendere più utilizzabili questi esuberi! Nessun intervento di nessun tipo, come, ad esempio degli sgravi fiscali.
    C’è invece un unica stura, al problema esuberi->esodati, che a mio avviso è spiccatamente caratteristica di un governo di destra che ha una sua propria specifica visione del sociale: “si arrangino”!

    Guardiamo bene, che non a caso il problema esodati, eventualmente, verrà affrontato, al massimo per 350.000 persone!
    Non perché dopo, di persone licenziate a 55, 60 anni e oltre, che dovranno cercarsi un lavoro in mezzo ad una moria di aziende in agonia, non ce ne saranno più!

    Di esodati, nella loro condizione di licenziati in età critica, ce ne saranno più di oggi!
    Solo che non potranno essere chiamati “esodati”, perché, con la riforma del lavoro, e le modifiche sull’articolo 18, che “favoriscono” i licenziamenti per motivazioni economiche, prevedendo una casistica di reintegri come casi estremi e improbabili, quei “potenziali” esodati, non finiranno più nelle braccia di mamma INPS, ma nelle liste di disoccupazione!
    Chiaro?
    CHIARO?
    Chiaro come hanno risolto il problema esodati per il futuro, Monti, Fornero, Bersani, Damiano e company?

    Hai 55 anni? 59? 60? 62? Per l’azienda non sei più produttivo! L’azienda non ha più bisogno di proporti un licenziamento incentivato, tramite il quale agganciarti alla pensione!
    L’azienda può benissimo licenziarti per motivazioni di ordine economico! “Questa risorsa non mi occorre più! È “obsoleta”! Non è più produttiva! La sua mansione non la utilizzo! Mi costa, senza che mi renda! Perciò, la licenzio!”: chiaro?

    Di esodati non ce ne saranno più non perché non ci saranno più esuberi, ma perché questi non verranno più accompagnati alla pensione! Finiranno come “semplici” disoccupati.

    Cosa farà, ammettiamo, un perito meccanico, non più redditizio, in quanto sostituibile, con un paio di cento euro in più sullo stipendio, da un ingegnere meccanico, fresco di laurea e di studi?
    Per la Fornero, per Monti, per Bersani e per Damiano: qualsiasi cosa!
    Letteralmente qualsiasi cosa! Dal crepare, all’andare a lavare i piatti in una bettola, a lavare le vetrine dei negozi in cambio di un’offerta, a portare fuori i cani di chi non ha tempo di portarli fuori, a fare i lavori domestici nelle case, appunto, di quelli come Monti, Fornero, Bersani e Damiano, fino al lavorare in nero!
    Semplice, no?

    Monti, Fornero, Bersani e Damiano contano sul fatto che quelli che sceglieranno di crepare, in definitiva, saranno piuttosto pochi, per cui, una specie di sacrifico necessario e dolorosamente ammissibile: gli altri, però, si piegheranno! E tutti questi “piegati” (non più esodati), poco o tanto che sia, alla fin fine, ai remi della galera, sotto i colpi della frusta,, dovranno stare!
    È così, che si risolleva la nazione!

    È un modo di ragionare che ha una propria logica, per carità!
    Solo che a me pare di notare come il rialzarsi della nazione, attraverso questa modalità coincida fatalmente col fatto che una grossa parte della popolazione possa seguitare a vivere, “parassitariamente”, come se nulla fosse successo!

    Ho un’altra visione delle cose, non direi nemmeno una visione più tenera, più indulgente: semplicemente più equa!

    Va bene, per un perito meccanico, arrivato a 55, 60 anni, andare a lavare i piatti in una bettola! Sì, davvero: può anche andare bene!
    Ma a questo andrà affiancata la considerazione che quel perito, con i suoi circa 500.000 euro max netti, di reddito guadagnato in 35 anni di lavoro. e reddito pagato da un’azienda privata in ragione di un legittimo e vero fatturato, col debito pubblico, quel perito, non ci avrà nulla a che vedere!

    Sì, andare a fare lavori dequalificati, rispetto appunto ad una qualifica, a delle mansioni precedentemente svolte, ma non con i responsabili dell’attuale sfascio, che restano impunti nei posti dove stanno, o prenderci una, due, tre pensioni per un totale di 100.000 euro l’anno e oltre!

    Se si deve abbassare per quel lavoratore, il tenore di vita, in nome della salvezza del Paese, i politici, gli amministratori primi responsabili dello stato attuale delle cose, responsabili di 1.900 MILIARDI di euro, devono essere sottoposti ad un processo popolare!
    Le cose, a farle bene, vanno fatte bene sul serio!
    Lavori più umili, rispetto a quelli che si facevano prima, per il bene dell’interesse della nazione, sì: schiavi delle caste, dei più furbi, di quelli che siedono in alto solo perché privi di scrupoli di empatia, schiavi dei puttanieri, dei maiali, degli scrofoni, devi verri, dei ladri, degli imbroglioni, dei mafiosi, dei corrotti e dei corruttori, no.

  40. All’interno degli “esodati” e dei “salvaguardati” si cela una categoria ancora più debole.
    E’ vero che la vita media si è allungata ma questo non significa che tutti stanno bene in salute, alcuni più deboli nel fisico cedono prima, bisogna salvaguardare i più deboli, i malati con un’invalidità certificata dall’ASL superiore al 40% privi di lavoro e che sicuramente sono i più svantaggiati nel trovarlo.
    Queste persone che con le aziende dove lavoravano (spesso controllate dallo Stato) hanno firmato il loro licenziamento volontario, con garanti i rappresentanti dello Stato, le associazioni degli imprenditori e i sindacati, per “scivolare verso la pensione”, ricevendo dall’azienda il valore dei contributi volontari per arrivare ai 40 anni di contributi già penalizzati di una finestra di attesa di 12 mesi, come la legge prevedeva per la pensione, dopo il licenziamento, hanno già avuto una penalizzazione di ulteriori 3 mesi.
    Nel mio caso mi sono licenziato dopo tre anni di trattative dopo un serio infarto per il quale i medici per salvarmi hanno inserito nelle mie coronarie chiuse 5 stent per riaprirle e già soffrivo da due anni di una retto colite ulcerosa cronica che mi causa emorragie che durano mesi, ho un’invalidità riconosciuta dall’ASL del 50%.
    Ho continuato con la contribuzione volontaria, quando ho accettato di licenziarmi avevo 57 anni e mi mancavano due anni e 26 giorni ai 40 di contribuzione, ho versato l’intero 2011 e per arrivare a 40 anni di contributi dovrei versare l’intero 2012 e 26 giorni di gennaio 2013.
    Questo Stato si è dato fra i suoi principi da rispettare quello di non fare leggi retroattive, questo si insegna nelle scuole, ed è curioso che proprio degli insegnanti abbiano violato questo principio.
    Ma non basta, il Ministro del Lavoro Elsa Maria Fornero, fuori dal pronunciamento dei Deputati e dei Senatori, rispondendo a un’interrogazione alla Camera dei deputati, ha dichiarato che intende porre ancora limiti nei decreti attuativi che regoleranno le ultime leggi nate dai suoi decreti sulle pensioni, cioè che le persone “salvaguardate” che fanno i versamenti volontari, potranno andare in pensione con la vecchia legge e una finestra di 15 mesi, solo entro 24 mesi dal decreto salva Italia”.
    Questo restringimento a due anni dal decreto salva Italia non è stato votato dal parlamento e non si capisce come possa essere inserito in un decreto attuativo.
    Vi prego di intervenire a difesa dei più deboli.
    Mille grazie per l’attenzione e buon lavoro.

  41. Caro Roberto
    temo che gli appelli alla salvaguardia dei deboli non sia materia umana Bensì divina…… Io non ho più da molto tempo alcuna fiducia nell’onestà intellettuale dell’uomo men che meno nell’uomo italiano, meno ancora nell’uomo politico. Queste persone (questi animali?) pensano unicamente al proprio tornaconto ed alla propria posizione di privilegio (ad esempio Fornero e famiglia, Monti e famiglia, ma anche Casini e famiglia, Bersani e famiglia, Alfano e famiglia, Di Pietro e famiglia non saranno mai esodati ne’ disoccupati) mentre noi poveri lavoratori o ex lavoratori siamo solo sempre stati carne da cannone, non scordatevelo. Andrà a finire che nessuno ci tutelerà, sani o invalidi che siamo e semplicemente poveri, senza capitali e interessi da impiegare per puntellare il potere che, come diceva bene il gobbo Andreotti, logora solo chi non lo ha.
    Soluzione? Spazziamoli via tutti, destra, sinistra, centro. Riprendiamoci i nostri diritti e disobbediamo allo stato violento, ladro e disonesto.

  42. Vorrei aggiungere al commento di Roberto che sicuramente ci saranno anche altri casi critici, come ad esempio genitori, o figli, che avessero a che fare con disabili, magari al 100%, con la legge 104.

    Soprattutto avere un figlio, disabile, vuol dire portare nel cuore una grande pena, per tutta la vita. Mi scuso anticipatamente, per questa formulazione dall’aspetto alquanto retorico: ma le cose stanno proprio così.
    Si vive pensando costantemente a come diventerà, la vita del figlio disabile, quando i genitori non ci saranno più.
    Credetemi, almeno per quanto mi riguradi, non ci sono istituti che tengano.
    Credo che una società come quella che vorrei, dovrebbe tener conto, in relazione alla riforma delle pensioni, agli esodati, e alla riforma del lavoro, anche di queste eventualità.

    Ma da accademici come Monti e Fornero, non credo sia possibile aspettarsi qualche attenzione. E nemmeno da Bersani et similia.

  43. Sono d’accordo con l’On Damiano,consentire agli esodati di andare in pensione conlevecchie regole.Nel mio caso,nata nel 54,esodata dal 2009,aspettavo il 2014 per maturare la pensione di vecchiaia a 60 anni di età con 32 anni di contributi.Si parla di rigore,ma quale altro rigore più di quello che si sta già vivendo da anni senza lavoro e con un incentivo noncerto pari allo stipendio percepito.E dopo il 2014 altri sette anni senza niente.Questo è proprio un vero massacro.

  44. Disoccupazione: leggerissimamente in calo, cauto ottimsmo: Monti procede per tre assunzioni!

    Mentre gli imprenditori si suicidano, i lavoratori sono alla cassa del gas, gli esodati lasciati a macerare immersi nella “emme” fino al collo, le imprese licenziano, la disoccupazione sale, la cassa integrazione pure… il governo, in netta controtendenza, “Udite! Udite!”, ASSUME!

    Quel gran Professorone di Monti, nonostante la scelta libera di altri gran competentoni suoi pari, incapace di risolvere le questioni fondamentali avvalendosi “semplicemente” delle “sole” capacità dei propri ministeri, da quel gran tecnico che è, ha ben pensato di ingaggiare altri tre super-tecnici!
    Enrico Bondi per lo “spending review”, Giuliano Amato per i soldi ai partiti, Francesco Giavazzi per i contributi alle imprese!

    E Napolitano continua a parlare bene del governo Monti!
    Vorrei vedere: l’ha voluto lui!

    Ci sarebbe da farci un film di costume, di quelli di un tempo alla Sordi!
    La situazione mi ricorda un film commedia di Nino Manfredi, nel quale dovevano eseguire una certa operazione, e ognuno assoldava un altro mercenario, a metà prezzo, per portarla a termine. Fino a quando l’ultimo reclutato, senza rendersene conto, contatta proprio Nino Manfredi: colui che aveva dato il via a tutta la serie!

    Comico, comicissimo, se non ci fosse da piangere.

    ANDATE A CASA!
    ASINACCI INCOMPETENTI!

  45. Io …farei un controllo alla laurea di …Monti.
    Ed anche se l’avesse,mi sbaglierò..ma mi sembra un…deficiente
    Sono d’accordo per l’abolizione del valore legale del titolo di studio!
    Amato(pensionato a 50.000 euro al mese!!,ripetesi al mese!!!) delegato ad evitare lo spreco dei partiti politici!!!
    Credo che solo la violenza possa fermare questi deficienti!!!!
    Damiano ma non ti viene il vomito a parlare con Napolitano,Bersani,Fornero etc…?????????

  46. Forse a Damiano gli verrebbe pure il voltastomaco, se Deputato alla Camera lo fosse per i voti ottenuti direttamente dall’elettorato… siccome, invece, è Deputato per nomina di segretaria, ho il dubbio che possa decidere liberamente di -come si usa dire- mordere tanto facilmente la mano che lo nutre.

  47. È la seconda volta che digito “segretaria” al posto di “segreteria”… forse potrei anche governare, allora!

  48. Caro Onorevole,
    e’ da un po’ che non visito e scrivo in questo forum e questa sera sto’ vedendo che i commenti sono sempre meno…… la questione esodati e’ stata da lei commentata l’ultima volta il 22 aprile poi silenzio……
    Ci puo’ aggiornare su cosa state facendo per incidere sul governo in preparazione all’incontro con i sindacati per fare in modo che vengano mantenuti i vecchi requisiti ai senza lavoro prima di dicembre 2011???
    Sono 5 mesi che state girando intorno al problema ,con rassicurazioni che non sono ancora tradotte in niente di concreto,
    Come si fa a pensare che la gente continuii ad avere fiducia nella politica …..,senza avere segnali definitivi su un tema cosi’ drammatico??? Si parla della sopravvivenza per migliaia di famiglie che attendono dei fatti ,e non p……!!!!

  49. Poste Italiane non ha obbligato nessuno ad andarsene e chi l’ha fatto
    ha avuto in cambio molti soldoni,sono una postale e sono schifata di quello che è successo in poste.Gli esodati di Poste si facciano bastare i soldi che hanno avuto.E’ vero anche che i più”amici” hanno
    avuto in cambio l’assunzione di qualche figlio.Ora non piangano,
    tra l’altro quasi tutti avevano già un secondo lavoro,visto che non si va casa particolarmente stanchi.

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