Mercoledì 30 luglio, presso la sala stampa della Camera dei Deputati alle ore 12 presenterò “Una carovana per il lavoro sicuro” l’iniziativa che ho messo in campo con Articolo 21, sindacati, associazioni e movimenti per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sicurezza sul lavoro. Sarà un viaggio unito ad iniziative che coinvolgeranno il mondo del cinema (la carovana sarà anche alla Mostra di Venezia grazie all’attenzione di Marco Muller al tema del lavoro affrontato nel cinema), del teatro, della musica e del giornalismo italiano che toccheranno i luoghi della memoria. Da Campello sul Clitunno a Torino, a Marghera , a Ortezzano. Luoghi simbolo dei “martiri” del lavoro.
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NON SPEGNAMO QUELLE FIACCOLE
Perché la “carovana per il lavoro sicuro” raggiunga l’obiettivo di “sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sicurezza sul lavoro” c’è bisogno dell’impegno di tutti indistintamente: politici, sindacati, istituzioni, organi vigilanti, semplici cittadini non rassegnati a questa che si combatte sul lavoro, come a una guerra ineluttabile e persa in partenza.
Non è così perché la morte sul lavoro è un nemico riconoscibile e che quindi si può ( si deve) combattere e sconfiggere usando come armi legalità, lotta la lavoro nero, prevenzione, formazione e giuste sanzioni per chi “gioca sporco”, lavorando quindi tutti per l’obiettivo comune “Mai più morti sul lavoro”; ognuno per il suo ruolo, i suoi mezzi, le sue responsabilità perchè solo una diffusa consapevolezza collettiva del problema stimola ed aiuta la diffusione di una cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. Per questi motivi, perché appunto non mi voglio rassegnare e voglio dare il mio contributo, sabato ero tra i tanti semplici cittadini che insieme ad alcuni isolati parlamentari (presenti a titolo personale) hanno sentito il dovere morale e civile di essere alla fiaccolata di Campello sul Clitunno per testimoniare ai famigliari delle 4 vittime che non sono ( e non saranno) soli in questa battaglia di civiltà.
Penso che sarebbe utile a ciascuno di noi vedere quello che ho visto sabato con i miei occhi arrivando alle 19,00 davanti allo stabilimento con il sole ancora alto, uno spettacolo da “blocco allo stomaco” dove a colpirmi è stato il contrasto tra il verde lussureggiante dei pini che circondano la fabbrica ed il colore di ferro bruciato, le immagini di guerra dell’esplosione, ovvero acciaio e lamiere contorte ed accartocciate su se stesse dove 4 persone sono state arse vive; spero che il processo faccia il suo corso e stabilisca le responsabilità perché questo aiuterebbe tutti a ritrovare quella fiducia nella giustizia, quella fiducia nelle istituzioni ora mortificata dalla convinzione sempre più diffusa che alla fine a vincere sarà ancora una volta la legge del più forte, di chi con i soldi ha la presunzione ( o l’arroganza) di comprarsi l’impunità; in questo senso il fatto che Inail ( ovvero lo Stato) abbia rinunciato a costituirsi parte civile nel processo di Torino contro la Thyssen non aiuta.
I singoli cittadini presenti sabato sono stati un’importante testimonianza di militanza civile ma a questo punto e con questo governo che rema contro l’applicazione del Testo Unico, sarebbe ancora più importante che fossero le istituzioni e le parti sociali a dare segnali chiari di solidarietà e sostegno ai familiari delle vittime per ora soli ed isolati anche dagli abitanti di Campello sul Clitunno che li vivono come “pericolo”; dobbiamo evitare la “guerra tra poveri”, sarebbe il modo peggiore e meno civile di rispettare quei 4 morti e tutti gli altri che ogni giorno restano sul campo.
Non demoliamo quelle lamiere contorte, facciamone un monumento ai caduti sul lavoro perché aiuti la gente a capire, a non dimenticare;davanti a queste immagini non possiamo continuare a fingere di non vedere, non voltiamoci dall’altra parte, non spegniamo le nostre coscienze ed impegniamoci tutti perché “la sicurezza sui luoghi di lavoro non si fa ogni tanto, ma tutti i giorni dell’anno”.
Claudio Gandolfi, Bologna